pure in evidenza che la cappella era suddivisa in due parti «qua dorerete el luoco
compartito». Anche questo elemento dunque viene a sottolineare l’identità tra
la situazione della Cattura con uno dei due ambienti della cappella contenente
nell’altra metà, nell’altro «luoco compartito», il Cristo che porta la croce, ossia
con la «Chiesa negra».
Ma perché poi questa strana denominazione?
È evidente che all’esterno non fu mai dipinta di nero o di un colore scuro,
anzi, non dovette mai mutare la colorazione originaria, altrimenti sarebbero andati perduti i graffiti dei primissimi anni del Cinquecento. Allora dovette esser
stata dipinto di nero, o per lo meno di una tinta molto scura l’interno. Ma non
si vede perché avrebbe dovuto esser di tinta scura il vano contenente il Cristo che
porta la croce.
Allora sarà stato nero, o almeno scuro l’altro vano, quello anteriore. Ora considerando che tutto porta ad identificare questo ambiente anteriore con la Cattura, avvenuta di notte, appare semplicemente naturale che le pareti e la volta
dovessero essere dipinte di scuro a figurare le tenebre. Altra soluzione pare impossibile pensare. Per cui non solo si risolve così il piccolo problema della strana
intitolazione a cui nessuno si era mai interessato, ma si aggiunge ancora un altro
elemento in più a convalidare definitivamente l’identificazione di questa parte
della cappella con la sede della Cattura.
Che poi nella guida del 1514 l’edificio non fosse ancora ricordato come
«Chiesa negra» è quanto mai semplice: o non era ancora dipinto di scuro il
vano anteriore, dato che era ancora «non finito» il mistero della Cattura, o
non era ancora invalsa la nuova denominazione, o l’anonimo autore non credette o non trovò il modo di inserire tale particolare nei suoi umili versi.
Resta quindi evidente che l’ubicazione della Cattura e del Cristo che porta la
croce in un’unica costruzione situata in una zona del Monte del tutto fuori da
quella scelta dal Caimi per Gerusalemme, la valle di Giosafat ed il Monte degli
Ulivi, non può che confermare che l’origine della cappella è posteriore alla sua
morte ed è uno dei primi, o forse addirittura il primo caso di rottura con il suo
programma. La Cattura poi, come si è visto, nel 1513-14 non era neppure ancora finita. Nulla vieta di pensare, anzi viene logico supporre che autore ne sia stato
Gaudenzio, prima di tutto per analogia con il Cristo che porta la croce poi perché
a lui deve spettare l’architettura, ed infine perché in quegli anni Gaudenzio era
il grande regista di tutto il complesso della Nuova Gerusalemme varallese.
Nulla sappiamo purtroppo delle statue, certamente allora di legno. Viene
quindi da supporre che possano almeno in parte essere quelle ancora oggi in
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