STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 90

Sulla spiaggia c'era già qualche bagnante eroico che, un po' intirizzito, usciva dall'acqua grondando perline verdi che si precipitavano sulla sabbia. Si tolsero le scarpe e iniziarono a passeggiare facendosi lambire i piedi dall'acqua salata. In un attimo venne sera. Luca si dimostrò un'assoluta novità. Era una persona sensibile e tenera: – Silvia, mi dispiace ancora... non sapevo che fosse stato mio padre ad aver organizzato questa... situazione. A me ha detto semplicemente che tu avevi espresso l'idea di fare un giro insieme con me... così, per distrarci... – Luca, non preoccuparti. Qualunque sia stata la causa che ci ha permesso di trascorrere questa giornata insieme, quello che importa davvero è che io sia stata benissimo e, spero, sia sto lo stesso per te, osservò sincera Silvia. Erano passati circa due anni da quando Giuliano era letteralmente sparito dal paese. Ma non dal cuore di Silvia. La fame di vita e i sogni di un ragazzo di provincia, avevano spinto Giuliano, non si sa come, a deragliare dai suoi compiti di rappresentante della legge. Si parlò di corruzione e di carcere. Ma erano notizie che arrivavano confuse al paese. Silvia, quando trapelava qualche notizia che lo riguardava, pensava a un’omonimia: la mente si difende come può. Luca era così premuroso, che Silvia acconsentì a sposarlo. Dopo circa un anno e mezzo una sera disse a Silvia: – Stare insieme con te, è stata un'esperienza irripetibile... Ma qui, le nostre strade si dividono: la mia conduce in città, lontano da mio padre e dove spero di trovare un cuore libero. Non fraintendermi... Non è colpa di nessuno... Abbiamo ambedue sbagliato... Auguri. Cinque anni prima, era maggio come adesso, Giuliano aspettava il treno che portava via. Oggi è su quello del ritorno. Armando lo aspetta. Dopo averlo fatto accomodare, Silvia decide di sedersi anche lei. Sul tavolo le due tazze di caffè fumano allegramente. – Sono tornato due giorni fa. Per restare. Lavorerò nella fattoria di mio fratello. Lì c'è sempre qualcosa da fare. Scusami, non sapevo nemmeno se fosse il caso di venirti a salutare, ma dovevo dirti che mi sono svegliato da un sonno durato cinque anni e che il mio primo pensiero è stato per te, disse a disagio Giuliano. – Bene. Facciamo colazione insieme? propose Silvia prendendogli le mani mentre, nei suoi occhi di ragazza, si alzava il sole.