– Silvia, questo è Luca, mio figlio. Qualche volta ti ho parlato di lui... te ne ricorderai. Si
è laureato in Architettura e... verrà a stare qui al paese. Ormai ha terminato il suo corso di
studi e quindi... Disse con malcelato entusiasmo il notaio, presentandole il figlio.
Lo guardò. Le uniche cose che le piacevano di lui erano il nome e la facoltà nella quale si
era laureato. Di altezza media ma molto mingherlino, il naso camuso (come quello del
padre) con appoggiati un paio d'occhiali spessi, e un magnifico vestito… risalente a mezzo
secolo fa: scarpe di vero cuoio con stringhe, pantaloni e giacca alla Cary Grant prima
maniera, panciotto con sotto una camicia bianca con cravatta a strisce larghissime e
diagonali, e taglio di capelli alla marines covato sotto un cappello a larghe falde! La giacca
aperta sul ricco numero di bottoni del panciotto mostrava comunque una falla:
– Ciao Luca... si vede che vieni dalla... città (!)... ma, perdonami, credo che al tuo…
Silvia avrebbe voluto dire 'look', ma desistette perché le venne il dubbio (molto motivato,
visto il gusto paurosamente retrò del suo abito) che il termine potesse metterlo in stato di
confusione, quindi preferì un semplice – ...completo, manchi un oggetto basilare.
– Ah, sì... e quale di grazia? Chiese il padre (il padre... e non lui!)
– La catena con l'orologio. Rispose Silvia. In realtà avrebbe voluto dirgli: "Caro Luca,
con quel look e, soprattutto, con quel padre, l'unica cosa che ti manca è la catena... come ai
cani."
Nonostante non avesse attrazione per Luca, Silvia, comunque, simpatizzò con lui. Era
indubbio che quel poveraccio era vittima di un genitore che lo trattava e lo vestiva come un
mollusco: come un mitilo d'allevamento infagottato nel suo guscio nero fuori stagione e
fuori moda. E, ancora, Silvia non riusciva a capire cosa potesse fare in un paesino come
quello, un ragazzo neolaureato come lui. Con quel titolo, poi! Un architetto in un centro così
piccolo e dimenticato da Dio, avrebbe trovato tanto lavoro quanto un venditore di frigoriferi
in Lapponia! A volte Silvia si fermava a valutare i paradossi della vita: Giuliano, senza
lauree di alcun genere, era scappato in città e Luca, con un titolo da spendere era ritornato al
paese d'origine senza alcun programma.
Luca non aveva progetti, ma suo padre sì. Ed era un progetto preciso. Curiosamente da
qualche tempo il notaio sembrava voler indovinare la taglia del suo reggiseno, Silvia era
stata più volte colta dall'imbarazzo. Da un paio di mesi, prima che arrivasse Luca, era
diventato un cavaliere perfetto: la sera, al momento di andare via, trovava il suo giubbotto di
jeans tra le mani del notaio che col miglior sorriso che gli riusciva, la invitava a indossarlo.