STILELIB(e)RO Racconti di periferia | Page 129

qualche parte a comprare un benedetto braccialetto rosso (una delle piccole pazienti aveva offerto all’irato Rocco il suo, ma quest’ultimo dopo aver visto che era fatto di perline rosse, aveva risposto sdegnosamente che era un braccialino da femmina!). Le volontarie dell’organizzazione che si occupava dell’attività ludica dei bimbi del reparto, avevano telefonato al loro responsabile per cercare di capire se fosse possibile far intervenire qualche ditta produttrice di braccialetti rossi. La guardia giurata dell’ospedale si era informato dal suo comando: niente braccialetti rossi. Né rossi né di altro colore: – Ma, guardia Beccucci, hai bevuto? Sei in ospedale per far la guardia non per scambiare ninnoli con i nativi delle Galapagos! Cazzarola! gli avevano risposto. Comunque, ora pareva tutto risolto. Il bimbo che non era riuscito a farsi erigere un padiglione G rosso, pretendeva almeno un braccialetto rosso! Appena capitò l’occasione, la bionda del turno pomeridiano chiese al nuovo ospite: – Ma cosa è ‘sta fissa per il rosso? Il bimbo osservò tutti i presenti con malcelata compassione disse: – Ma siete proprio disinformati: un ospedale serio dà ai suoi pazienti dei braccialetti rossi. Non la vedete la tv? E, via cerchiamo di sbrigarci con ‘sto film che le registrazioni costano, ‘pour la misere’, come dice il nonno! “Ma porc…, il bimbo si riferisce alla serie televisiva ‘Braccialetti rossi’. Per lui è quello l’ospedale vero!” pensò soavemente uno degli astanti. Da quel giorno e per tutto il tempo della degenza di Rocco, la pediatria diventò un set televisivo. Appena arrivava qualche nuovo piccolo paziente, Rocco, andava a controllare se il braccialetto che gli era stato dato fosse stato trattato col pennarello rosso: – Anche se c’è la crisi, come dice mio papà, via, un pennarello rosso c’è lo possiamo permettere, commentava. Nella scuola del reparto, il suo compito principale era diventato quello di pittore di cartoncini per braccialetti. I nuovi piccoli ospiti, una volta registrati, potevano dimenticarsi il nome originale: Rocco affibbiava loro i vari Leo, Vale, Cris, Davide, Toni, ovvero i nomi dei ragazzi della famosa serie televisiva. Rocco, nei suoi 15 giorni di ricovero, si mostrò ingegnoso: quando i nomi non bastavano, allora ricorreva al numero da associare al nome. Così, quando capitava un doppio Leo, l’ultimo arrivato diventava Leo 2, etc.