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Mondo Pizza • Speciale birra / L’ intervista

A ciascuno la propria birra

Per creare un’ offerta distintiva sulla birra, l’ Italia è il Paese ideale perché offre un enorme patrimonio in termini di biodiversità. Ma come si fa a riconoscere una birra di qualità? Ne parliamo con Simone Monetti di Unionbirrai.
di Atenaide Arpone Foto: Courtesy of Unionbirrai e Adobe Stock

Il binomio pizza-birra da qualche anno ha acquisito una valenza diversa rispetto al passato: se prima una era la commodity dell’ altra, ora entrambe si completano e valorizzano a vicenda. Per questo scegliere la birra o le birre giuste è fondamentale per il pizzaiolo contemporaneo. Per saperne di più abbiamo intervistato, Simone Monetti, segretario generale di Unionbirrai, associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti italiani.

Come si riconosce una birra di qualità? « Parlare di qualità nella birra richiede una premessa importante: esistono moltissimi stili birrari, con caratteristiche anche molto diverse tra loro. Ciò che rappresenta un difetto in una birra può essere, nello stile corretto, una caratteristica positiva e voluta. Pensiamo ad esempio all’ acidità: in una birra sour è perfettamente coerente con lo stile, mentre in una Pilsner o in una Bock – stili a bassa fermentazione che fanno della pulizia e della precisione i loro punti di forza – è invece un chiaro difetto. Per questo, il primo passo per valutare la qualità è conoscere il tipo di birra che si ha davanti e sapere cosa aspettarsi da quello stile. Una birra è di qualità se è fedele allo stile che dichiara di rappresentare, e se è priva di difetti. Detto questo, ci sono indicatori più generali che aiutano anche chi non è esperto. Una birra di qualità si riconosce da profumi puliti, freschi, gradevoli: possono ricordare la crosta di pane, i fiori, l’ erbaceo, a seconda dello stile. Al contrario, sentori di muffa, cartone bagnato, burro rancido o gomma bruciata sono sintomi evidenti di problemi di conservazione, ossidazione o errori in fase produttiva. Anche la temperatura di servizio gioca un ruolo fondamentale: una birra servita ghiacciata anestetizza il palato, rendendo difficile percepirne le caratteristiche. La birra è un prodotto delicato, sensibile alla luce, all’ aria, al tempo. Per questo va trattata con attenzione lungo tutta la filiera: dalla produzione alla conservazione, fino al servizio. Solo così si può apprezzare davvero la qualità di una birra artigianale ben fatta ».
Esistono, come per il vino, birre da“ meditazione” e birre da“ abbinamento”? Nella fattispecie, esistono delle tipologie di birra che si sposano con i differenti topping? È una forzatura o si può fare conoscendo a fondo la birra? « Assolutamente sì, esistono birre da meditazione e birre da abbinamento, esattamente come accade nel mondo del vino. L’ universo brassicolo offre una gamma di stili talmente ampia da coprire ogni occasione: dalla birra leggera e dissetante da aperitivo o da serata informale, fino alla birra complessa, strutturata, magari invecchiata in botte, da gustare lentamente da sola, come si farebbe con un buon distillato davanti al camino. Le birre da meditazione sono spesso caratterizzate da un contenuto alcolico più elevato, da una fermentazione complessa, aromi stratificati e una persistenza gusto-olfattiva importante. Sono birre che non necessitano di accompagnamenti, perché in sé
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