PROGETTO SHOWROOM
Area espositiva infissi in legno-alluminio
personale in questo processo. Se il percorso è progettato in modo che le prime aree siano più orientate all’ esperienza e all’ estetica, e le aree successive diventino progressivamente più tecniche, il comportamento del visitatore nelle prime zone diventa già un segnale abbastanza preciso del suo profilo.
Infine, il posizionamento: uno showroom che prova a parlare a tutti rischia di non parlare a nessuno. Esiste un modo di essere ibridi senza essere generici? Uno spazio ibrido funziona quando esprime una identità forte. Non basta sommare un
Cristiano Bonesso, titolare ProgettazioneInterni. net
Area espositiva alzanti scorrevoli e porte-finestre di lavoro e strumenti di visualizzazione- anche solo un monitor per aprire configuratori o rendering- e un’ area campioni accessibile e ordinata, sono elementi che creano una zona che funziona per entrambi i target senza che nessuno dei due si senta fuori posto. La posizione nello spazio è importante e deve essere raggiungibile da entrambi i percorsi, non collocata alla fine di un percorso obbligato né nascosta in un angolo di servizio. È il cuore operativo dello showroom, e va trattata come tale.
E poi arriviamo al personale: in uno showroom ibrido chi accoglie, come capisce subito con chi ha a che fare, e come adatta di conseguenza il proprio approccio? La progettazione dello spazio può aiutare anche in questo? Il personale è il fattore che può fare la differenza più di qualsiasi scelta progettuale. Uno degli errori più comuni è formare il personale su un solo registro- tipicamente quello consumer- e aspettarsi che riesca ad adattarsi autonomamente quando si trova davanti un professionista. Riconoscere il tipo di visitatore non è sempre immediato, ma ci sono segnali abbastanza chiari: un privato tende a soffermarsi sulle ambientazioni, a fare domande estetiche. Un professionista va dritto alle etichette, ai dati tecnici, usando una terminologia specifica. Lo spazio può aiutare il percorso consumer a un’ area tecnica: serve una visione chiara di chi si è e di cosa si offre, riconoscibile per entrambi i target. L’ identità di uno showroom ibrido si costruisce definendo con precisione il proprio posizionamento di mercato e comunicandolo in modo coerente attraverso lo spazio. Questo significa prediligere un registro visivo e mantenerlo, scegliere un livello qualitativo dell’ offerta e renderlo evidente, proporre un tono di comunicazione che non sia né troppo promozionale né troppo tecnico. Uno showroom può essere ibrido e comunicare una forte identità: ma serve definirla prima di cominciare a progettare lo spazio, senza ricavarla da margini residui.
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