Showroom Ottobre 2026 | Page 65

Abbiamo già iniziato dallo scorso fascicolo ad affrontare la progettazione degli spazi espositivi in funzione del target. Partiamo dal concetto che la maggior parte degli showroom di porte e finestre non è né puramente consumer né puramente B2B. È uno spazio ibrido, destinato ad accogliere sia il privato alla prima esperienza sia il professionista esperto. Ne parliamo con l’ arch. Cristiano Bonesso di ProgettazioneInterni. net, che ci aiuta a capire come curare uno spazio in grado di gestire questa stratificazione senza perdere identità.

La maggior parte degli showroom di porte e finestre si trova ad accogliere il privato poco informato e l’ impresario esperto. È davvero possibile progettare uno spazio che funzioni per entrambi, o si tratta sempre di un compromesso? Non è un compromesso, ma richiede una progettazione consapevole. Uno spazio progettato fin dall’ inizio per gestire due interlocutori diversi può funzionare bene per entrambi, a patto che i due livelli siano chiaramente separati nella logica interna dello spazio, anche se non sempre nella fisicità. Occorre prevedere- anche nello stesso ambiente- percorsi, supporti informativi e modalità di relazione differenziati in funzione di chi si ha davanti.
Partiamo dal cliente finale. Quali sono le sue aspettative? Il cliente finale arriva con aspettative molto più alte di quanto si pensi. Perché magari ha fatto delle ricerche e si presenta con idee e gusti precisi ma spesso trova sequenze di campioni con etichette troppo tecniche, personale che presenta specifiche di prodotto seguendo la logica del catalogo piuttosto che quella dell’ esperienza. La progettazione deve partire da qui: creare un ambiente che riduca l’ ansia da scelta, che renda il prodotto comprensibile attraverso ambientazioni e contesti reali costruendo un percorso emotivo prima ancora che informativo.
Il professionista invece ha bisogno di rapidità, risposte molto tecniche e non ha nessuna voglia di essere trattato come un consumatore. Cosa comporta tutto ciò a livello progettuale? Per soddisfare le necessità del professionista occorrono scelte precise. Prima di tutto l’ accessibilità diretta alle informazioni tecniche: schede prodotto complete, campioni di sezione a vista, dati di prestazione chiaramente esposti senza dover chiedere per forza al personale. Poi bisogna offrire la possibilità di muoversi secondo priorità, senza percorsi obbligati, andando dritti all’ area di interesse e, infine, serve uno spazio dedicato alla relazione tecnica: un’ area dove sedersi, aprire un progetto, confrontarsi con un tecnico commerciale. Non occorre per forza una sala riunioni formale, può essere un tavolo di lavoro ben posizionato, un’ area leggermente ritirata. Ma deve esserci.
Area espositiva infissi in pvc
E qui torniamo alla questione della doppia velocità: il privato ha bisogno di essere accompagnato, di capire gradualmente. Il professionista vuole andare dritto al punto. Uno spazio può offrire queste due velocità contemporaneamente? Certo. Dipende dalla gestione degli strati informativi. Lo spazio deve funzionare su almeno due livelli di lettura: uno immediato e visivo, accessibile a chiunque, e uno più approfondito, disponibile per chi lo cerca. Il primo livello è quello delle ambientazioni, dei materiali esposti in contesto, della comunicazione visiva essenziale. È il livello che parla al privato, che lo orienta e lo aiuta a capire cosa sta guardando senza sovraccaricarlo di dati. Il secondo livello è quello delle schede tecniche, dei QR code che rimandano a documentazione approfondita, dei comparatori tra tecnologie, delle campionature di sezione. È il livello che parla al professionista, consentendogli di approfondire ciò che gli interessa. Questi due livelli possono coesistere nello stesso spazio senza disturbarsi, a condizione che siano progettati consapevolmente e non sovrapposti a caso. Il problema nasce quando si cerca di mettere tutto alla stessa altezza e con lo stesso peso visivo: in quel caso lo spazio diventa illeggibile per entrambi.
C’ è una zona dello showroom che può fare da cerniera tra i due mondi senza confonderli? Sì, ed è uno degli elementi progettuali più interessanti da sviluppare in uno showroom ibrido. La cosiddetta zona di approfondimento o materioteca spesso viene sottodimensionata o trattata come residuale. Invece è lo spazio dove il percorso emotivo del privato e il percorso tecnico del professionista si incontrano su un terreno comune: la scelta finale. Il privato che ha completato il percorso espositivo arriva per concretizzare, per vedere i campioni di finitura da vicino, per confrontarsi con un consulente. Il professionista a questo punto vuole verificare gli ultimi dettagli tecnici o definire i termini di una fornitura. E quindi: una materioteca ben organizzata, uno spazio di consulenza attrezzato con un tavolo
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