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CANTIERE

COPRIFILO O COPRIVERGOGNA?

Graziano Corghi
Il coprifilo è l’ ultimo elemento che si posa e il primo che l’ occhio cerca. Ma quando viene usato per nascondere un giunto eseguito male smette di essere un dettaglio estetico e diventa il“ coprivergogna” che sigilla nel muro tutti gli errori del cantiere, destinati a riemergere sotto forma di muffe, spifferi e contestazioni
Nei due precedenti appuntamenti di questa rubrica abbiamo costruito un percorso ideale. Prima abbiamo abbandonato la logica della“ vendita del serramento” per abbracciare quella della progettazione integrata del sistema foro finestra; poi siamo scesi nel nodo primario, analizzandole geometrie del vano, il quarto lato, il fissaggio meccanico, le schiume e le membrane tecniche. Oggi facciamo il passo più scomodo: dal cantiere ideale descritto nelle norme passiamo al cantiere reale, quello dove gli errori si commettono ogni giorno. E lo facciamo partendo da un protagonista tanto innocuo nell’ apparenza quanto pericoloso nella sostanza: il coprifilo.
DAL CANTIERE IDEALE A QUELLO REALE
La Normativa UNI 11673-1 descrive con precisione cosa significhi posare a regola d’ arte. Tra le righe della norma e la polvere del cantiere, però, c’ è spesso un abisso. Il problema non è quasi mai la mancanza di buoni prodotti, perché oggi il mercato offre schiume elastiche, membrane intelligenti e sotto bancali isolanti di altissimo livello, ma la mancanza di metodo. Si acquistano materiali da posa qualificata e li si applica con la mentalità del“ si è sempre fatto così”. Il risultato è un giunto che sulla carta vale una classe di tenuta e nella realtà ne vale un’ altra, molto più bassa. La prestazione e la certificazione del serramento non significano nulla se la posa non è all’ altezza: alla fine, è il mantenimento in opera delle prestazioni del serramento a determinare il contenimento energetico e la salubrità dell’ involucro edilizio.
LA RISTRUTTURAZIONE: IL REGNO DELL’ IMPROVVISAZIONE
Se nelle nuove costruzioni il giunto primario è“ terra di nessuno”, nella ristrutturazione è il vero far west. Qui le criticità si moltiplicano perché si lavora su supporti esistenti, irregolari e spesso degradati, quasi sempre con la fretta di riconsegnare l’ ambiente abitabile in pochi giorni. L’ errore capitale è la cosiddetta posa“ sul vecchio”: si lascia in opera il vecchio controtelaio, o addirittura il vecchio serramento, e si va in sormonto con quello nuovo. Si incapsulano così materiali ammalorati, ponti termici mai risolti, legni marci e anche vecchi giornali come isolamento dell’ epoca. Il nuovo serramento, magari ad alte prestazioni, viene montato su una base che ne vanifica ogni certificazione. È come montare pneumatici da competizione su una utilitaria. Gli altri errori ricorrenti nella ristrutturazione seguono lo stesso copione: non rimuovere i vecchi infissi, non rimuovere le vecchie sigillature, non verificare la planarità e l’ ortogonalità del vano prima di partire; non ripristinare le spallette con una rasatura o un’ intonacata al grezzo che renda il supporto idoneo; mantenere il davanzale passante esistente, lasciando intatto il ponte termico che proprio l’ intervento avrebbe dovuto eliminare. Si interviene solo sull’ e- stetica e ci si dimentica la fisica.
LA CLASSIFICA DEI 6 PEGGIORI ERRORI
A prescindere dal tipo di intervento, esiste una lista di errori che si ripete con sconfortante regolarità. Ecco la classifica dei peggiori 6. 1) Fissaggio affidato alla sola schiuma. La schiuma poliuretanica, se estrusa da manuale, isola termicamente e acusticamente ma non ha certo caratteristiche di fissaggio. Infatti, il fissaggio meccanico si deve affidare esclusivamente a turboviti ben dimensionate in funzione del sub strato che si va ad intercettare. Il fissaggio meccanico deve garantire stabilità, sicurezza e tenuta strutturale oltre a soddisfare la tenuta al carico del vento e alle false manovre dell’ utente. 2) Giunto riempito al 100 %. Come abbiamo visto, il giunto di posa va riempito con
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