in una fase di normalizzazione. Secondo le stime dello studio, la spesa per lavori edili delle famiglie e delle imprese nel 2025 dovrebbe diminuire del 29 % rispetto all’ anno precedente, pur mantenendosi su livelli più elevati rispetto al periodo pre-Covid: circa 50 miliardi di euro contro i 28 miliardi medi registrati tra il 2014 e il 2019. Questo rallentamento si riflette anche sull’ andamento delle imprese. Nei primi otto mesi del 2025 le aziende del settore hanno segnalato un calo medio del fatturato del 3,1 % e degli ordini del 2,3 %, con una contrazione particolarmente evidente nei comparti dei serramenti e degli impianti. Le microimprese risultano le più esposte alla riduzione della domanda, mentre le aziende di dimensioni maggiori mostrano una maggiore capacità di tenuta. Allo stesso tempo, la ricerca evidenzia come la domanda potenziale delle famiglie resti elevata. Circa il 54 % dei nuclei familiari- pari a circa 11 milioni di famiglie- dichiara di avere intenzione di effettuare interventi di ristrutturazione nei prossimi tre anni, soprattutto sull’ abitazione principale. Tuttavia, esiste un forte divario tra intenzione e capacità di spesa: il 41 % delle famiglie interessate dispone di un budget inferiore ai 20.000 euro, una cifra spesso insufficiente per interventi di riqualificazione energetica più strutturali. Gli interventi più diffusi confermano il ruolo centrale di alcune tecnologie chiave per l’ efficienza energetica. Tra quelli più realizzati figurano la sostituzione degli infissi ad alte prestazioni, l’ isolamento dell’ involucro edilizio e il rinnovo degli impianti di climatizzazione, seguiti da lavori di ristrutturazione generale e dall’ installazione di impianti fotovoltaici. Secondo l’ analisi di Nomisma, il quadro degli incentivi fiscali resta determinante per la concretizzazione di questa domanda. Con la riduzione delle aliquote dei bonus edilizi, circa 2,4 milioni di famiglie probabilmente rinunceranno agli interventi programmati, con una perdita potenziale di 71,2 miliardi di investimenti e un impatto complessivo sull’ economia pari a 87,5 miliardi di valore aggiunto. Le ricadute riguarderebbero non solo il settore delle costruzioni, ma anche l’ intera filiera collegata- dalla produzione di materiali ai servizi professionali- oltre agli effetti ambientali legati al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni. Per sostenere la transizione energetica del patrimonio edilizio, lo studio indica quindi alcune priorità: stabilità degli incentivi fiscali nel medio periodo, strumenti finanziari per facilitare l’ accesso agli interventi e meccanismi di sostegno alle famiglie con minore capacità di spesa. Solo con un quadro normativo chiaro e duraturo, conclude la ricerca, sarà possibile sostenere gli investimenti, garantire continuità alle imprese della filiera e contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione.
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