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RIQUALIFICAZIONE EDILIZIA, IL NODO INCENTIVI
A cura della redazione La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano resta una delle principali leve per la transizione energetica e per la crescita della filiera delle costruzioni. Tuttavia, la fase successiva alla stagione dei bonus fiscali sta mostrando segnali di rallentamento del mercato. È quanto emerge anche da una recente ricerca realizzata da Nomisma per CNA Artigiani Imprenditori d’ Italia, che analizza il punto di vista delle imprese e delle famiglie sul futuro degli interventi di efficientamento edilizio. Il punto di partenza è una fotografia del patrimonio residenziale italiano: nel 2025 circa il 52 % degli edifici si colloca nelle classi energetiche più basse( F o G), mentre oltre la metà degli immobili è stata costruita prima delle normative sul risparmio energetico degli anni Settanta. Questo evidenzia un potenziale molto ampio di interventi di riqualificazione nei prossimi anni. Gli obiettivi europei fissati dalla Direttiva Case Green richiedono infatti una riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali del 16 % entro il 2030 e del 20-22 % entro il 2035. Negli ultimi anni, gli incentivi fiscali hanno contribuito in modo significativo a questo percorso: tra il 2021 e il 2024 hanno generato un risparmio energetico pari all’ 8 % dei consumi del settore residenziale. Dopo il boom legato al Superbonus, il mercato della riqualificazione sta però entrando
Una ricerca Nomisma per CNA evidenzia il rallentamento del mercato dopo il boom dei bonus edilizi. La domanda delle famiglie resta elevata e tra gli interventi più richiesti spicca la sostituzione degli infissi, ma senza incentivi stabili una parte rilevante degli investimenti rischia di fermarsi
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