di gioco, un vero caleidoscopio di ambientazioni che si susseguono con il dinamismo di un buon film di avventura.
Brothers, pur senza usare un motore grafico pesante o particolamente avanzato, riesce a stupire grazie alla scenicità e
alla bellezza delle sue ambientazioni: incontreremo foreste
fiabesche, montagne innevate, caverne degli orchi, castelli
dei giganti e altro ancora.
A questo punto della recensione dovrei iniziare a tirare le
somme e dire che il gameplay non si evolve mai davvero, le
molte potenzialità rimangono inespresse a causa dell’impostazione semplicistica di molte delle prove da affrontare.
Dovrei dire che il gioco non è esente da bug e imprecisioni
nella gestione dell’interazione tra i fratelli e l’ambiente. Dovrei dire che la longevità del gioco è una misera manciata
di ore e che l’unica componente totalmente ineccepibile è il
comparto audio-visivo. Dovrei dire insomma che Brothers è
un gioco carino, originale e interessante ma niente di più.
E infatti l’avrei fatto se non fosse che nell’ultima mezz’ora di
gioco Brothers ha preso a calci nei denti tutte le mie aspettative ma in senso positivo.
Dopo averlo finito ho provato una sensazione che da buon
appassionato di cinema e di letteratura provo molto raramente: la sensazione di essere stato partecipe di una storia
realmente significativa.
Brothers riesce a fondere la narrazione e il gameplay inscindibilmente in un modo che nessun altro media sarebbe capace di replicare. Altri giochi ci erano riusciti prima (come
Hotline Miami e The Swapper, non a caso i miei due indie
preferiti) ma nessuno con altrettanta forza e quantità di implicazioni.
68