L’angolo delle recensioni
con lo sciamano della pigna
D
i puzzle game basati su una una singola meccanica che
diventa via via più complessa se ne sono visti a bizzeffe.
Qualcuno brillante, qualcuno carino e qualcuno mediocre, ma
pochi, anzi pochissimi hanno raggiunto quel mix di bellezza visiva, gameplay e trama tale da ambire al rango di fuoriclasse.
The Swapper, e voglio precisarlo all’inzio della recensione, ci riesce brillantemente.
Quest’ultima creazione dell’inesauribile panorama indie è un
puzzle-platformer in 2D e la meccanica in questione è la possibilità di creare cloni apparentemente senza volontà, i quali si
limitano a mimare i nostri movimenti, per poi eventualmente
“swappare”, trasferendo la coscienza (e quindi il controllo diretto) su uno di questi.
Il gioco ci insegna a sfruttare spietatamente questa possibilità,
introducendo gradualmente e senza picchi, puzzle via via più
complessi, sotto forma di stanze in cui raccogliere gli oggetti necessari per proseguire.
L’azione in se tuttavia non diventa banale, grazie alla storia nar56