Un Eroe, forse
di Polly Russel
I
l fischio ha coperto tutto. Le voci che mi hanno accompagnato da terra. Il bip intermittente, i ronzii consueti. E ora che è
finito non sento più nulla.
Forse accade questo quando si annega, forse i suoni giungono
da lontano, ovattati. Forse sto morendo.
Cos’è questo rumore?
Pulsa e batte. Rintocca cadenzato, martellante.
Il mio cuore?
Avviluppato. Sono avvolto da un buio accecante, denso e corposo. Eppure sento le mie mani, il peso del mio corpo. Il mio torace comprimere i polmoni.
Eppure fluttuo. Galleggio, almeno questa è la sensazione. So che
non è possibile.
So di essere seduto.
Una serie di flash consecutivi, veloci. Chiudo gli occhi, serrando
le palpebre il più possibile, finché non mi fanno male.
Eppure non cessano.
Vorrei portare le mani al viso ma le cinghie di protezione me lo
impediscono.
Il cuore batte sempre più in fretta, lo sento colpire la cassa toracica, battere contro al petto e ingrossarsi. Di più, di più. Diventare come un pugno che mi schiaccia lo stomaco e serra la gola.
Mi impedisce di respirare, e allora arranco. Spalanco la bocca,
affamato d’aria. Mi sollevo, per quanto le protezioni me lo consentano. I tubi collegati al mio collo si tendono, come i miei muscoli. E ancora non respiro.
Grido.
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