do - Non servono parole, principessa, saluta tua madre e vai a
casa. - le prese delicatamente le guance tra le mani - Ti amiamo
entrambi. - lei annuì di fronte al rigore del padre che seppur
accompagnato da un lieto sorriso era stato categorico. Salutò la
madre dormiente e trattenendo le lacrime strinse nuovamente la
fredda mano al genitore, si tolse la sciarpa mettendola intorno
al collo del padre che ringraziò inalando il dolce profumo della
figlia ed infine si chiuse la porta alle spalle in amare lacrime di
rassegnazione.
Il rumore dei tacchi nel corridoio si fecero sempre meno intensi,
come i singhiozzii, finché non sparirono del tutto.
Ulrich inspirò profondamente e guardò nuovamente verso la
moglie, stesa sul suo letto con la mano protesa verso il basso in
balia della gravità - Sei stata molto dolce, amore mio... - le prese
la mano e la strinse non ricevendo risposta.
- Hai aspettato che andassero via... - Poggiò il suo palmo sulla
sua guancia - Grazie. L’elettroencefalogramma dell’ anziana donna diminuì sempre di
più la sua frequenza fino a diventare piatto in pochi secondi,
Ulrich si sforzò di staccare la spina del macchinario della donna
facendogli smettere di emanare suono. Levò gli aghi con le flebo
dal proprio corpo mentre una triste lacrima di consapevolezza
gli rigava il volto, lasciò cadere la sua mascherina per l’ossigeno
in terra e staccò anche la spina dei suoi macchinari.
Con non poca fatica si alzò dal lettino e, aiutandosi con la parete e la sedia posta lì dai bambini, si mosse verso il letto della
moglie, salì e si infilò sotto le coperte con lei. Le prese la mano
e baciandole un’ ultima volta l’ anello di quarzo chiuse gli occhi.
- Alla prossima vita, amore mio. La famiglia Paul viaggiava in rispettoso silenzio sull’ autostrada,
ognuno perso nei suoi pensieri, nei suoi problemi e nei racconti
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