Giovedì pomeriggio
di Paul Inno
Oro. Color oro.
Tutto ne era intinto. Tutto rifletteva quel lucente colore e lo distribuiva sui corpi e sulla distesa di sabbia. Non avrei saputo dire
che ora fosse, non avrei forse nemmeno saputo dire che giorno
fosse. Giovedì?
Giovedì pomeriggio, credo. Qualcuno mi aspettava per cena, o
almeno così mi sembrava, ma non ricordavo chi fosse. E non era
importante.
Onde lunghe. Creste di spuma arancione. Riflessi neri incastrati nella luce accecante del sole riflessa dall’acqua salata. Misteri
sommersi, sirene insabbiate, storia del mondo inzuppata e catturata dalle rocce nelle profondità.
E mentre anche io lasciavo che la luce intensa dipingesse il mio
corpo e la mia mente con quel colore magico, a pochi passi da
me un gruppetto di ragazzi si godeva le ultime ore di sole chiacchierando seduti sulla sabbia. Le loro sagome, controluce, erano
figure marrone scuro dalle quali, di tanto in tanto, sfuggiva un
riflesso, un cono di luce, una linea colorata che mi lasciava intuire ora la catenina alla caviglia della ragazza, ora la scritta sul
cappellino di uno dei ragazzi. Cafè Boogaloova.
Tuttavia in quel momento non aveva importanza quasi niente,
se non godere di quella luce, di quel calore, di quella tonalità che
riempiva i buchi neri della mia strana vita.
Gli occhi socchiusi, le gambe piegate con i piedi sotto la sabbia,
le mani giunte sopra le ginocchia. In quel momento ero solo
quello. Una figura piatta stagliata su un fondo oro. Un pezzo di
cartone ritagliato ed incollato su un universo bidimensionale.
Poi un grido.
Una ragazza aveva gridato e mi aveva allontanato forse definiti56