Da un istante all’altro tutto è roccia, eco e dunque silenzio, oscurità.
Superato il primo manto, Zaira segue la via già segnata dai pionieri minatori.
Il conto alla rovescia per salvare il fiore prosegue tuttavia inesorabile! Il fiore che mai ha potuto vedere la luce, che tutti hanno
voluto senza mai poterlo avere … Eccolo!
Migliaia di chilometri bruciati alla velocità della luce nel tentativo di annullare il tempo e il suo incedere!
Tra gigantesche stalattiti di ghiaccio e le immani trivelle impiantate dai terrestri per estrarre acqua e aria, il fiore degli abissi si
erge in tutta la sua bellezza, come un piccolo giglio di cristallo in
mezzo al nulla bianco.
Riportando i calcoli ai parametri temporali umani, non restano
più che alcuni minuti.
Zaira, con lentezza e rispetto reverenziale, esce dall’abitacolo
incurante della pressione e dell’impossibilità di respirare senza
supporti all’interno del nucleo, e fa per accostarsi al sacro portatore di vita. Quel fiore che sembra quasi gemere per segnalare
il suo progressivo spegnersi. C’è troppa distanza da ripercorrere
verso l’esterno in troppo poco tempo!
D’impeto un nuovo improvviso evento. Un’estasi di pura meraviglia, così simile all’epifania romantica vissuta in quel freddo e
piovoso giorno di dicembre da Zaira e Raul, quando si sono posati l’uno sul cuore dell’altro. Forse la suggestione che è inconsapevolmente montata dentro di lei per tutta questa, forse lo scatenarsi tumultuoso delle emozioni maturate dall’aver finalmente
raggiunto quella preziosa fonte di vita. Quale che sia la ragione,
la ragazza non può trattenere un senso di commozione. Un’ondata, come lo scatenarsi degli oceani terrestri. Una burrasca più
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