Avrebbero voluto … avrebbero dovuto …
Avvinti dal fascino insopportabile di quella visione che
infiammava desideri tanto violenti che l’immaginazione si
arrendeva, restarono in attesa, trepidi, le nocche che si imbiancavano sulle else, la carne che si irrigidiva nel metallo.
Dal mondo della passione peccaminosa, della lussuria più
impudica venne la voce della donna: - Uccidetevi per me! e fece il gesto compassionevole del sacerdote che accoglie i
suoi fedeli timorosi.
Crebbe nelle loro vene un furioso odio per i compagni, rifornito dal desiderio implacabile di essere schiavi ubbidienti di quella divinità. A due a due le lame si scontrarono, le
scintille segnarono l’aria opprimente e le urla di battaglia si
mescolarono al sordo schianto del ferro che cedeva, del tormento gridato di chi moriva, del sussurro sanguinoso della
carne lacerata. E, dilaniato l’avversario, ognuno rinnovò il
duello. E ancora, ancora … Gli ultimi due guerrieri, ansimando, sguazzando nel sangue dei caduti, retti dall’energia che
dà il livore, rinnovarono il combattimento.
Entrambi avevano ucciso per anni campioni della guerra, avevano lottato nelle steppe aride dell’Asia contro barbari selvaggi, avevano ricoperto di cadaveri le spiagge nere dei
regni del Nord, gioito dell’attacco a rocche assediate, massacrato le schiere prezzolate dei Principati mercantili. Si erano divisi il pane secco e l’acqua putrida, si erano fasciati le
ferite dei pugnali e i fori delle frecce. Si erano protetti reciprocamente nel tumulto di mille battaglie. Avevano cantato
insieme, sotto le tende, alla vigilia degli scontri e pregato in
coro gli dei oscuri della morte, perché fossero compassionevoli con chi avrebbe varcato la soglia buia del loro regno.
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