di schiena eterno. Ma ne vale la pena perché, vedi, è un sacco
speciale, importantissimo.
Il sacco dei regali. Ogni renna ne ha uno in dotazione.
- Saresti una renna?
Una lampadina si accese nella testa di Willy. Aveva forse
trovato una soluzione per uscire dai pasticci?
- Una renna. Right. È quello che ho detto. Sono la renna
numero 428. Lavoro per Babbo Natale. Sono in missione.
Come ogni Natale. Ma, dimmi, tu l’hai mai vista una renna?
Simone, così si chiama il ragazzino, apparve desolato.
Era stupefacente, cambiava espressione ogni cinque secondi.
- No… Non proprio. Cioè, in teoria so come sono fatte. Hanno
le corna, le renne, vero?
- Oui, mon ami, sei proprio intelligente. L’ho capito appena ti
ho visto. Del resto non deve essere stato semplice legarmi a
questo modo alla sedia. Dove hai imparato a fare così bene i
nodi?
- Non cambiare discorso. Così, dici che sei in missione?
- Yeah, sono la renna numero 428. È il mio numero di matricola.
Non sono tenuto a dire altro. Mi dichiaro prigioniero di
guerra.
- Tu avrai le tue ragioni, signor renna, ma io ho i miei bravi
guai. Te ne dico uno. È molto tardi, i miei genitori sono
convinti di avermi lasciato a dormire. Come se ad undici
anni mi addormentassi ancora ascoltando una storia.
Lasciamo stare, è troppo difficile farglielo capire, preferisco
venire a patti. Così anche questa volta ho fatto finta di essere
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