cercando di portare avanti il suo bluff.
Non era un buon attore e Kenny lo sapeva, per quello lo
accettava volentieri al proprio tavolo.
Il sudore dell’omone iniziava a puzzare di rancido, indice
che la tensione nervosa aveva avuto il sopravvento sul suo
blando autocontrollo.
«Copro e rilancio di dieci.» disse Sheringam forte del full di
giare d’Acqua e Sassi.
PiumaGialla, silenzioso come sempre, si limitò a posare gli
ultimi dollari sul piatto, facendo cenno di voler vedere.
Kenny mostrò un tris d’assi, Bill gettò via la propria mano, la
sceneggiata finita nel peggiore dei modi.
Baldanzoso Sheringam si liberò della bagascia e sfoderò il
full, allungando le mani avide sul piatto.
«Scala di Fuoco.»
«Che cazzo dici, feccia di un indiano?» sbottò il pistolero,
accorgendosi solo allora che mancava all’appello la giocata
del pellerossa. In volto aveva un tic che gli faceva sollevare
un sopracciglio cespuglioso.
PiumaGialla mostrò le carte che indicavano una scala di
colore, i globi di Fuoco ritratti che parevano crepitare sotto
gli occhi dei giocatori.
Sheringam non riusciva a distogliere lo sguardo dalla scala
reale di Fuoco.
«Lurido bastardo, l’ho detto che non c’era da fidarsi.» urlò
il colossale fabbro balzando in piedi. I muscoli delle braccia
erano sul punto di squarciargli la camicia delle feste. Stringeva
i pugni in modo ossessivo, finché, nel giro di qualche secondo
il furore ebbe la meglio.
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