enormi, cacciaviti dalla punta arrugginita e incrostata da
quello che poteva essere sangue; tutto sparso con un proprio
ordine e semi avvolto in panni immacolati di pizzo.
Davanti a lui c’era Isotomo Oristo, si stava portando la lingua
poco sotto il naso, ripetendo l’operazione meccanicamente,
non si capiva se per l’eccitazione o per la concentrazione.
- Ora, caro il mio Araldo dei Reincorporati mi dirai tutto sulla
vostra nascita, come riuscite ad essere quello che siete? sputò Isotomo sulla faccia di Manuele Terzo.
- Potrei fare la stessa domanda a voi, non vi basta ancora
tutto quello che questo pianeta ci ha già offerto? - la bocca di
Manuele Terzo si contrasse, venne fuori un mezzo sorrisetto.
- Ironia! Maledizione, la mia preferita! Vorrei tanto avere
davvero più tempo con te. - Isotomo pianta con veemenza
un coltellaccio sulla gamba di Manuele Terzo, pressando
ancora con il manico, assicurandosi che lacerasse le carni il
più dolorosamente possibile, non era sicuramente la prima
volta che interrogava qualcuno.
- Ma di tempo non ne ho, e tu ne hai ancora meno... Allora
vogliamo parlare di come sei diventato un Reincorporato?
Come funziona lì dentro, voglio dire... Riesci ancora a
comandare il tuo corpo dopo esserne uscito? -
Manuele Terzo non aveva urlato, ma raccolse tutte le sue forze
per rispondere con un tono di voce percepibile. - Certo che
si. In linea di principio noi non siamo diversi da voi, abbiamo
65