Una domenica di aprile, una di quelle col cielo terso e i vetri
appannati da un residuo di umidità che lentamente l’inverno portava via con sè, il dimesso pensionato si mise al comando del suo aereo, restaurato dalle sue ceree e bislunghe
mani. Si premur ò di fare una brevissima telefonata al bar,
ormai abituato a parlare in sintesi, nella quale comunicava
entusiasta:
- Dillo a tutti di guardare in alto, sto volando sopra di voi!
Scarsa un’ora dopo la notizia, era affondato con il suo aereo
nel mare che costeggiava il paesino. Solo dopo una settimana recuperarono il corpi e in quel lasso di tempo, dalla tragedia agli oneri del ritrovato, il telegiornale non fece altro che
riproporre le immagini del suo giubbetto giallo riafforato in
primis in superficie.
L’ essere umano fece per batter ciglio e una lacrima rigò il suo
volto, tirandone con sè tante altre, come una montagna che
comincia a sgretolarsi. Con frenesia improvvisa la tristezza
prese il sopravvento; un brivido formicolava nelle gambe, la
bocca salivava incessantemente.
Tutto, a quel punto, gli parve palese, forse era solo il delinearsi della convinzione che minuziosamente iniziò ad elaborare.
Fece a ritroso il suo viaggio dal momento in cui percorreva
con le dita quell’apparente poggiamani tubolare dissestato
e pensò al bastone di suo nonno, un antico cimelio in legno
d’ebano intarsiato da svariati soggetti che prendevano forma su di esso: ragni, serpenti, in procinto di schizzare fuori
da quell’indispensabile appiglio ligneo. Non appena realizzò
di essere stato in contatto con un ricordo passato, il suo pen-
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