Il centurione Quinto Crinio Tauro si accucciò e si sistemò
meglio il mantello, da circa mezz’ora ai guai dei legionari
romani si era aggiunta una pioggia insistente, si insinuava
nelle armature, sotto i mantelli, dando la sensazione che
penetrasse sin dentro le ossa. Quinto abbozzò un rozzo
disegno nel fango, gli altri centurioni ascoltavano riparandosi
per quanto possibile dalla pioggia.
- noi siamo qui, - dichiarò indicando un sasso, - e qui, è
dove ci hanno teso l’imboscata, ho visto io stesso quel cane
traditore di Arminio dare il segnale dell’attacco, pugnalando
alle spalle il Legato.
Ci siamo ritrovati improvvisamente sotto una pioggia di
frecce e giavellotti, poi, dal nulla sono sbucati migliaia di
barbari urlanti che si lanciavano su di noi come lupi affamati,
ci hanno sorpreso durante la marcia e non avevamo lo spazio
per manovrare.
Abbiamo subito molte perdite nei primi momenti, poi
abbiamo iniziato a riorganizzarci, sono stati i ragazzi della
prima coorte a subire il grosso dell’attacco, ma quelli sono
dei duri, ho visto il primipilo Spataro guidare un contrattacco
suicida con neanche mezza centuria e respingere qualche
centinaio di barbari fino a un terrapieno, ci stavano dando
il tempo di riformare i ranghi, quando sono arrivati quei…
quegli esseri. Tauro tacque senza sollevare lo sguardo verso coloro che lo
osservavano in silenzio, strinse a pugno le mani per fermare
un tremito, poi serrò i denti e fece un profondo respiro prima
di proseguire con voce bassa, - Più grossi di qualsiasi germano
abbia mai visto, hanno la pelle grigia dei cadaveri, il loro volto
deforme è come un empia fusione di un uomo e una bestia.
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