che non riesco a trovare un sapore che voglia davvero gustare fino in fondo, che mi ispiri lo spirito della caccia, e se devo bere solo per reggermi in piedi vanno più che bene le sorsate dai clienti che adesco”“ Fantastico … e poi tutti penseranno che qua dentro la proprietaria è ninfomane … sei fuori di testa” Esce e d’ istante si ritrova ad aprirmi la mia di portiera. Non per cavalleria ma per assicurarsi che non gli rovini la vernice sbattendo lo sportello. Il problema è che lui ha sempre considerato il sangue come un panino, del cibo pronto da essere preso, non ha mai provato davvero a cacciare, è sempre stato talmente sazio, con talmente tante prede a portata di mano da non capire cosa si prova quando la sete acuisce i tuoi sensi e ti rende in grado di distinguere ogni colore, ogni odore, con una consapevolezza che trascende la mente e pervade ogni fibra del tuo essere. Il problema, il vero problema è che Picchio rispetto a me è un bambino, è così … umano … col suo lavoro, i suoi problemi. XXX Non capisco come sia possibile ma non ha mai sviluppato il vero ed unico istinto della caccia, non fine al nutrimento ma fine al braccare, al dimostrare la propria supremazia in una lotta dallo scopo primordiale, e se nessuno mi ispira una tale sfida, mi annoia profondamente il concetto di batterlo, di nutrirmi di lui, e mi faccio andar bene qualche morso di straforo. Ma Picchio ha ragione, la scintilla di energia che ti da’ una vita morente, quando trasmette in te il suo spasmo magico ed unico … è quello l’ unico nutrimento che sostiene, anche se la vittima non è di mio gradimento, è l’ unico modo per restare sazi a lungo, per evitare di farsi travolgere nel turbine di un milione di stimoli che perdendosi nel vuoto prima di raggiungere la pelle e le orecchie umane giungono intatte ai miei nervi, pure e sublimi … ipnotiche. Gli rivolgo un sorriso sfavillante, rabbioso, che mostri in pieno le zanne, un sorriso
38 dedicato a noi e a quelli della nostra razza.“ Hai ragione tesoro, prometto che mi riempirò la pancia … ma che vuoi farci, è più forte di me, è più importante colpire che saziarmi”“ Sei proprio una belva Rossa, nel senso letterale del termine” Ma anche lui sorride, di quel magnifico sorriso che farebbe gelare il sangue a qualunque umano, se ne esistesse uno in grado di conservare raziocinio di fronte alla sua espressione.“ Rover, che cazzo, corri dentro che si è inceppata la spina della doppio malto!” Barbara, una delle nostre cameriere ci riporta in un mondo‘ umano’ con la rapidità di un giro di pagina. E’ giovane, sveglia, iper-attiva, professionale, stressata: il ritratto della gioventù italiana. Non so cosa intuisca esattamente di noi, e non voglio neppure immaginare cosa possa avergli detto in proposito Picchio, anzi, Rover … Non è una balla, è il suo nome, adesso capirete perché non ce lo chiamo mai. Le sue generalità complete sono: Rover Sullivan, stando al passaporto che aveva in tasca al momento della morte, nato a Londonderry nel 1915, evidentemente da qualche suddito britannico fanatico d’ automobili, ed il DNA ha impiantato questa passione insieme al nome di battesimo nel sangue del marmocchio, talmente forte da sopravvivere al decesso, al risveglio, ai decenni …
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