INFLAZIONE COMPLESSIVA E SUE PRINCIPALI COMPONENTI
( VARIAZIONI PERCENTUALI SUI DODICI MESI; CONTRIBUTI IN PUNTI PERCENTUALI)
Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE. Note: la voce“ Beni” si riferisce ai beni industriali non energetici. L’ acronimo HICPX indica l’ inflazione misurata sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari. Le ultime osservazioni si riferiscono a Gennaio 2026( stima preliminare)
L’ ESPOSIZIONE DELL’ EUROPA Può essere interessante sapere dove si trovano i rischi. La preoccupante sorpresa è che è l’ Europa l’ area più esposta. Le banche centrali e gli enti ufficiali europei sono tra i maggiori detentori istituzionali di Treasury USA, sia direttamente sia tramite custodi. Londra deteneva, a giugno scorso, circa 940 miliardi di $( anche per conto di altre banche centrali, fondi sovrani, banche commerciali e asset manager con sede o custode a Londra). Segue il Belgio con circa 483 miliardi, in gran parte tramite Euroclear e grandi banche internazionali con sede o hub a Bruxelles. Al terzo posto il Lussemburgo: circa 434 miliardi( in quanto hub di fondi e veicoli di banche e gestori europei. Poi: la Francia con circa 390 miliardi, l’ Irlanda( circa 354 miliardi, la Svizzera( circa 285 miliardi), la Norvegia( circa 203 miliardi). A queste entità devono aggiungersi i Fondi sovrani europei, i Fondi pensione, i grandi asset manager, le compagnie assicurative e le banche. L’ Europa nel suo complesso detiene una fetta molto grande dei Treasury esteri: ad agosto 2026, le“ liabilities to foreign official institutions” per l’ Europa sono intorno a 1,9 trilioni di USD. E l’ Italia? Può essere consolante sapere che non figura nella top list delle esposizioni, e che anche le maggiori banche nazionali hanno investimenti in dollari molto limitati rispetto a quelle francesi o tedesche.
Ma non è certo una diga che potrà difenderci da una eventuale alluvione. Il debito americano è solo una parte – anche se rilevante – del debito globale, che, secondo l’ ultimo Global Debt Monitor elaborato dell’ Institute of International Finance( Iif), che mette insieme i bilanci di governi, imprese, famiglie e banche di tutto il mondo, alla fine dello scorso marzo aveva raggiunto la cifra astronomica di quasi 353 triliardi di dollari, con una crescita di 25mila miliardi nei dodici mesi precedenti. L’ aumento del debito, mostra il report, è stato trainato principalmente da Cina e Stati Uniti, anche se con dinamiche in parte differenti: a Washington, come abbiamo visto, dipende soprattutto dal governo, mentre a Pechino la crescita è dovuta soprattutto alle società non finanziarie- in gran parte statali. L’ Europa mostra un quadro meno preoccupante per le finanze pubbliche, con un debito governativo medio pari a circa il 93 % del Pil. Ma alcuni paesi sono assai meno virtuosi, come l’ Italia, dove il passivo ha raggiunto il 140,6 % della ricchezza nazionale dal 137,9 % di dodici mesi prima, mentre il debito delle famiglie è fermo al 35,8 % e( sempre a fine marzo) quello delle imprese è sceso al 57,8 per cento. Il debito cresce, inoltre, nel mondo“ emergente”, dove oltre all’ ammontare complessivo( 107 trilioni rispetto ai 97 dell’ anno precedente) crescono anche i rapporti di indebitamento( 229,4 %). Cifre da allerta rosso, ma le sirene dell’ allarme non si sono ancora sentite. Secondo gli stessi esperti di Iif la crescita economica mondiale sarà ancora in grado di rendere sostenibile il ricorso a quantitativi crescenti di debito. Ma rimangono i rischi: « Le crescenti pressioni inflazionistiche alimentate dall’ aumento dei prezzi dell’ energia e dei generi alimentari – si legge infatti nel rapporto Iif- costringeranno molti Stati, in particolare gli importatori di energia, a mitigare l’ impatto economico attraverso il sostegno fiscale, portando a deficit più ampi, ulteriori prestiti e livelli di debito più elevati, specialmente nei mercati emergenti con riserve fiscali limitate ». E se il conflitto in Medio Oriente dovesse persistere, avverte ancora il report, la dinamica dell’ inflazione inevitabilmente porterà la crescita dei rendimenti delle obbligazioni, in particolare sul segmento a lungo termine della curva. La previsione è quindi di un trend di aumento dei tassi a servizio del debito in tutte le principali regioni del mondo, in un anno già gravato da scadenze che devono essere rifinanziate: oltre 17mila miliardi per i mercati maturi, e oltre 7mila miliardi per gli emergenti.
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