RIVISTA DEL VETRO Ottobre 2026 | Page 23

UN PO’ DI STORIA: DALL’ INTUIZIONE PIONIERISTICA ALLA RIVOLUZIONE STRUTTURALE L’ utilizzo della luce per attivare reazioni chimiche non è un’ invenzione recente, ma la sua applicazione nel mondo del vetro industriale e artistico ha subito un’ accelerazione geometrica a cavallo tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila. Prima di allora, l’ unione del vetro dipendeva esclusivamente da fissaggi meccanici – che richiedevano lavorazioni invasive come forature e tacche, indebolendo la lastra stessa – oppure da collanti siliconici e poliuretanici, caratterizzati da lunghi tempi di presa, spessori evidenti e scarsa trasparenza. I primi adesivi acrilici a polimerizzazione ultravioletta nacquero per piccole applicazioni di precisione o nell’ ottica fine. Il vero salto di qualità per le vetrerie è avvenuto quando l’ industria chimica è riuscita a formulare resine capaci di garantire un’ altissima resistenza meccanica e, soprattutto, una stabilità a lungo termine all’ azione destabilizzante dell’ umidità. Da quel momento, l’ incollaggio UV è diventato un processo“ on-demand”: il collante si mantiene nello stato liquido originario per lungo tempo in assenza di radiazione, permettendo al vetraio di posizionare i pezzi con millimetrica precisione, pulire gli eccessi e decidere esattamente quando dare inizio alla catalizzazione. Questo ha abbattuto i costi di produzione e azzerato i tempi morti nei cicli di lavorazione.
LA FISICA DELLA LUCE: CAPIRE LO SPETTRO LUMINOSO( UV VS LUCE VISIBILE) La caratteristica fondamentale degli adesivi UV è la possibilità di separare nettamente la fase di applicazione da quella di indurimento. Per comprendere il funzionamento di un adesivo reattivo, dobbiamo analizzare la sorgente che lo attiva. L’ adesivo può rimanere liquido durante il posizionamento dei componenti e trasformarsi rapidamente in un materiale solido quando viene esposto alla radiazione per la quale è stato formulato. I collanti UV sono sistemi monocomponenti composti da monomeri, oligomeri e fotoiniziatori, sostanze fotoreattive che, assorbendo energia luminosa in determinate bande dello spettro, avviano la reazione di polimerizzazione. Quando questi ultimi vengono investiti da una radiazione luminosa con una specifica lunghezza d’ onda e intensità, si attivano istantaneamente, innescando una reazione a catena( polimerizzazione) che trasforma il liquido in un polimero solido. Per l’ operatore questo comporta un enorme vantaggio: il tempo di lavorazione non coincide necessariamente con il tempo di presa. È possibile preparare il giunto, posizionare con precisione i componenti, controllarne l’ allineamento e solo successivamente iniziare la polimerizzazione. Il risultato è un processo estremamente rapido, ma soprattutto controllabile. Nello spettro luminoso utilizzato in vetreria, si distinguono oggi due grandi tecnologie di attivazione: 1. Radiazione UV-A tradizionale( picco a 365 nm): è lo standard storico. Ottimo per incollare vetri float trasparenti, specchi o vetri temprati( ESG). Ha però un limite chimico-fisico invalicabile: il PVB( l’ intercalare plastico del vetro stratificato) esercita un’ azione filtrante che assorbe quasi totalmente i raggi UV-A, impedendo alla colla posizionata oltre lo strato plastico di catalizzare.
2. Tecnologia a luce visibile o LV( picco a 405 nm): è la moderna evoluzione trainata dai sistemi a LED. La radiazione a 405 nm non viene intercettata dal PVB o dai plastici di varia natura. Questo consente alle vetrerie di incollare in totale sicurezza anche vetri stratificati sia tra loro che in combinazione con elementi metallici. Un incollaggio parziale dovuto a una dose energetica insufficiente( statisticamente servono almeno 40 mW / cm ² per le colle tradizionali e 10-15 mW / cm ² per le colle Vis) è la causa principale di scollaggi a lungo termine. Per questa ragione, le vetrerie evolute scelgono adesivi duali di nuova generazione, come la gamma TVC-FIX Vis di Tecnovati Com, formulati per reagire efficacemente a entrambe le lunghezze d’ onda( 365 nm e 405 nm),( foto 2).
IL VETRO NON È SEMPRE LO STESSO Uno degli errori più frequenti è pensare che, essendo trasparente, qualsiasi vetro si comporti allo stesso modo durante la polimerizzazione. Non è così. La trasmissione della radiazione dipende dalla composizione del vetro, dallo spessore, dal colore e dall’ eventuale presenza di intercalari o trattamenti. Si distingue chiaramente tra vetro float trasparente, vetro temprato, specchio e superfici piane, normalmente compatibili con il processo, e vetri strutturati, sabbiati, decorati o fortemente assorbenti, nei quali l’ efficacia dell’ incollaggio può ridursi o richiedere soluzioni specifiche. Prima ancora di scegliere la lampada occorre pertanto rispondere a tre domande:
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