RIVISTA DEL VETRO Giugno/Luglio 2024 | Page 49

ECONOMIC SENTIMENT INDICATOR ( ESI ). VALORI DESTAGIONALLIZZATI , INDICI 2010 = 100
120
110
100
90
80
Italia
feb apr giu ago ott dic feb apr giu ago ott dic feb apr
Fonte : Commissione europea , DG ECFIN
Proviamo a capirci qualcosa . Partiamo dai dati Istat relativi al primo trimestre , pubblicati a maggio : produzione in calo nella maggior parte dei settori industriali , il 14 ° calo consecutivo , un trend discendente che parte da febbraio 2023 . Cade il tessile-abbigliamento , in discesa di quasi dieci punti . Calo anche per gomma-plastica , metallurgia ed elettronica , macchinari e mezzi di trasporto . La riduzione su base annua è del 3,5 %. Il calo è particolarmente spiccato per i beni durevoli , come nel settore dei macchinari , giù di quasi sei punti soprattutto per lo stop del mercato interno , in attesa della definizione dei bonus Transizione 5.0 . Pochi i settori positivi : alimentari , legno-carta , chimica e farmaceutica . Mentre la produzione industriale scende , viceversa il PIL sale ( o almeno , salicchia ): + 0,3 %, terzo rialzo consecutivo , oltre le migliori aspettative . E ( sottolineano gli ottimisti ), superiore a quanto realizzato da Germania e Francia . Ma come la pensano gli operatori economici ? Dipende : ad aprile la fiducia delle imprese era in discesa , soprattutto nel comparto manifatturiero , dove peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sul livello di produzione . Anche l ’ indice PMI dei direttori d ’ acquisto , dopo sei mesi consecutivi di progressi , è sceso sotto la soglia critica di 50 , quella che separa la contrazione dalla crescita . A maggio , però , le prospettive sembrerebbero migliori . Secondo un sondaggio del CSC ( Centro Studi Confindustria ) rivolto alle grandi imprese industriali , il 45 % del campione prevede un aumento della produzione rispetto ad aprile . Solo il 6,2 % ipotizza un calo , mentre il restante 48,8 % non si aspetta variazioni significative . Un sentiment in miglioramento rispetto alla rilevazione di aprile , dove il 33,3 % degli intervistati si attendeva un peggioramento della produzione , mentre solo il 17,3 % un miglioramento . Torniamo al nostro PIL . Sempre secondo l ’ Istat , se si guarda al PIL nominale del periodo Covid-post-Covid , cioè tra il 2019 e il 2023 , l ’ Italia è l ’ economia cresciuta a un ritmo più elevato tra le quattro maggiori UE con un + 4,2 % a fine 2023 sull ’ ultimo trimestre del 2019 (+ 2,9 % in Spagna , + 1,9 % in Francia e + 0,1 % in Germania ). Anche nel 2023 l ’ economia italiana ha fatto un po ’ meglio della media europea : il PIL è aumentato dello 0,9 % a fronte dello 0,7 % in Francia e del 2,5 % in Spagna , mentre la Germania ha registrato un calo ( -0,3%). Secondo le stime preliminari , nel primo trimestre del 2024 la crescita congiunturale dell ’ economia è stata dello 0,7 % in Spagna , lo 0,3 % in Italia e lo 0,2 % sia in Francia sia in Germania . E per il 2024 la crescita acquisita sarebbe dello 0,5 % in Italia , confrontata con l ’ 1,6 % in Spagna , lo 0,5 % in Francia e il -0,2 % della Germania . Basta per giustificare la visione “ mezzo pieno ”? Ma a questo punto arriva il Rapporto annuale dell ’ I- stat , che allunga lo zoom e ci mostra una realtà diversa . Il PIL reale italiano , quello in volume , a fine 2023 era tornato semplicemente ai livelli del 2007 : in 15 anni si è accumulato un divario di crescita di oltre 10 punti con la Spagna , 14 con la Francia e 17 con la Germania . Se poi il confronto lo si fa dal 2000 , il divario è addirittura di oltre 20 punti con la Francia e la Germania , e di oltre 30 con la Spagna . Secondo l ’ Istat il debole andamento del PIL italiano negli ultimi vent ’ anni e il conseguente allargamento del divario di crescita con le altre principali economie dell ’ UE dipenderebbe , fra l ’ altro , da un fenomeno strutturale , cioè la stagnazione della produttività del lavoro : il PIL per ora lavorata in Italia è cresciuto di solo l ’ 1,3 % tra 2007 e 2023 , contro il 3,6 % in Francia , il 10,5 % in Germania e il 15,2 % in Spagna . Una debolezza che riguarda , secondo l ’ Istat , in particolare nell ’ industria , il segmento delle micro e piccole imprese , quelle che hanno il peso maggiore nel nostro Paese . Peggio nei servizi , dove le imprese italiane hanno una produttività inferiore in tutte le classi dimensionali .
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