U n mantra che oggi incontra seri dubbi: infatti, da un lato l’ economia“ reale” segnala ripresa dell’ inflazione, crisi della disponibilità di energia, caos nel commercio internazionale, guerre che non accennano a finire e recessione alle porte. Aggiungiamo anche l’ indebitamento globale, pubblico e privato, a livelli mostruosi e i crescenti dubbi sulla tenuta del sistema. Dall’ altro lato, vediamo quotazioni di borsa che nonostante i su-e-giù giornalieri determinati dall’ alternarsi di notizie positive e negative, persistono a muoversi su un trend orientato al rialzo( così, almeno, fino al giorno in cui questo articolo viene scritto). Per spiegare questa strana anomalia si afferma che: 1) la riapertura dello stretto di Hormuz porrà fine alla crisi energetica( così prevedono, per esempio, i contratti future su oil & gas); 2) le imprese beneficeranno di considerevoli guadagni di produttività grazie alla A. I.; 3) il ciclo positivo di aumento dei profitti continuerà indisturbato in futuro; 4) tutte le guerre a un certo punto finiscono, se non altro per esaurimento dei belligeranti, e( 4 bis) nessuno sarà così insensato di mettere il dito sul grilletto nucleare. Spiegazioni confortanti che però qualcuno contesta. 1) serviranno anni per ripristinare la normale fornitura del petrolio e del gas; l’ AIE( Agenzia Internazionale per l’ E- nergia) ha recentemente corretto le precedenti previsioni ottimistiche, avvisando che si tratta della“ più grande crisi energetica della storia”, a causa delle distruzioni di siti estrattivi, impianti, strutture logistiche ecc. che richiederanno anni per tornare operativi; 2) i benefici della A. I. per ora sono una scommessa, di certo ci sono solo i costi; 3) in caso di recessione profonda e duratura anche i profitti si volatilizzano; 4) e 4 bis): possiamo avere fiducia nella saggezza della leadership mondiale? Incrociamo le dita. Se poi andiamo a guardare i numeri dell’ e- conomia reale( che non mentono mai, a differenza delle opinioni) è facile accorgersi della dissociazione sempre più profonda col mondo dei mercati finanziari, regno di speculazione grande e piccina, ma ora soprattutto dominato da algoritmi che investono e disinvestono migliaia di miliardi in microsecondi. Inoltre, se le azioni salgono, i prezzi dei bond scendono, e questo, secondo molti operatori della finanza, non è un buon segno. Dunque, stiamo assistendo a un altro episodio di“ euforia irrazionale”?
L’ INFLAZIONE Non c’ è molto ottimismo, per esempio, nell’ ultimo report del CSC( Centro Studi Confindustria), che sintetizza:
“ Scenario in deterioramento, balza l’ inflazione, cala la fiducia, investimenti in frenata.” L’ inflazione erode il potere d’ acquisto delle famiglie, comprimendo i consumi, e aumenta il costo degli investimenti. In Italia a marzo i prezzi alla produzione dell’ industria( dati ISTAT) sono cresciuti in termini tendenziali del 4,2 %(-2,7% di febbraio), trainati dal balzo nel settore energetico(+ 13,4 % da-11,1% di febbraio) in presenza di una moderata accelerazione negli altri comparti(+ 1,3 %; + 1,0 % a febbraio). In termini congiunturali, l’ aumento è pari al 4,4 %(-0,4% di febbraio), con i prezzi che nel comparto energetico crescono del 16,8 %(-2,4% nel mese precedente) e dello 0,4 % nella media degli altri settori industriali(+ 0,2 % a febbraio). Anche le attese di rialzo dell’ inflazione crescono. Ad aprile la percentuale di consumatori che si attende un aumento dell’ inflazione, nei successivi 12 mesi rispetto ai 12 mesi passati, si porta al 69,4 %( dal 58,1 % di marzo e 41,7 % di febbraio). Per quanto riguarda le imprese, il saldo tra le quote relative alle intenzioni di rialzo e quelle di ribasso dei listini nei successivi tre mesi, aumenta ad aprile in tutti i comparti. In Europa l’ inflazione era salita prima e a livelli più alti(+ 3,0 %), mentre negli USA si è arrivati a + 3,8 %, mettendo in dubbio la fattibilità del taglio ai tassi preteso dal governo americano. Nell’ Eurozona i mercati si aspettano che la BCE inizi a giugno a rialzare i tassi ufficiali( fino a maggio stabili al 2 %) proseguendo con un secondo aumento a settembre.
USA, CINA ED EUROPA La vivace crescita dell’ economia statunitense nei mesi scorsi sembra già a rischio: gli indici dei direttori degli acquisti di Chicago, PMI e ISM forniscono informazioni discordanti sul manifatturiero: crolla il primo, gli altri due restano espansivi. Ma – nota il CSC- la variazione degli occupati e le richieste di sussidi di disoccupazione mostrano una frenata del mercato del lavoro che, insieme al balzo dell’ inflazione, ha ridotto la fiducia dei consumatori in aprile-maggio. Al contrario, l’ economia cinese( a detta dei dati ufficiali) continua la sua espansione. Nel 1 ° trimestre il PIL cinese è cresciuto del 5 % annuo, la produzione industriale ha accelerato(+ 6,1 % nel trimestre), trainata da manifatturiero e comparti high-tech. I segnali in aprile restano positivi: il PMI manifatturiero è salito da 50,8 a 52,2, toccando il massimo da fine 2020, con produzione e nuovi ordini in espansione. A sostenere la crescita è soprattutto l’ export, che nel 1 ° trimestre ha segnato un + 14,7 % annuo e in aprile ha mantenuto il ritmo, con un netto recupero delle vendite
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