RIVISTA DEL VETRO Gen/Feb 2026 | Page 63

V alori bassi rispetto al passato, ma considerando il contesto di disordine geopolitico e di tensioni commerciali, si tratta comunque, secondo il FMI, di una dimostrazione di « resilienza ». Per l’ Italia si prevede una crescita assai più bassa, lo 0,7 % sia quest’ anno che il prossimo, comunque un micro-miglioramento rispetto allo 0,5 % del 2025. Tuttavia, avverte il FMI, il futuro della crescita globale è denso di rischi, perché essa appare dovuta a un fattore specifico e concentrato, cioè i giganteschi investimenti nelle tecnologie informatiche e nell’ intelligenza artificiale effettuati soprattutto negli Stati Uniti. Preoccupa il livello di concentrazione di questi investimenti: sei aziende, le cosiddette « hyperscaler », hanno investito oltre 400 miliardi di dollari lo scorso anno e si preparano a spenderne oltre 500 nel 2026, finanziandosi prevalentemente a debito con un forte aumento della leva finanziaria. Qui Fmi deve allontanarsi dalle previsioni per avventurarsi sul terreno insidioso delle scommesse. Oggi, infatti, non è dato sapere quale sarà il risultato di questi investimenti: l’ IA potrebbe produrre forti incrementi di produttività delle aziende, e in questo caso secondo l`Outlook vi sarebbe una ulteriore crescita globale fino a 0,3 punti percentuali nel 2026 e fino a 0,8 punti negli anni successivi.

L’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE Ma l’ IA potrebbe invece rivelarsi una « bolla »- gli investitori da mesi si pongono questa domanda con preoccupazione. « Se le aspettative sugli incrementi di produttività guidati dall’ intelligenza artificiale- scrive il report del FMI- si riveleranno eccessivamente ottimistiche e se i risultati deluderanno, si potrebbe verificare un forte calo degli investimenti nella tecnologia avanzata e nella spesa per l’ adozione dell’ IA in altri settori ». Lo scenario include la fuga degli investitori, il crollo delle quotazioni di borsa degli « hyperscaler » che fino a ieri hanno trainato Wall Street, un effetto domino multisettoriale fino a una crisi finanziaria globale. « Le perdite di produzione globale – scrive il FMI- potrebbero aumentare ulteriormente, concentrandosi in regioni ad alta intensità tecnologica come Stati Uniti e Asia. Dato l’ aumento della proprietà straniera di azioni statunitensi, questa brusca correzione potrebbe innescare ingenti perdite di ricchezza al di fuori degli Stati Uniti e frenare i consumi, diffondendo la recessione a livello globale. Persino le economie scarsamente esposte alla tecnologia, compresi molti paesi ad alto debito e a basso reddito, sa-
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