Chi ha accettato per quieto vivere e ha consegnato al mondo la propria rinuncia. Chi ha voltato le spalle, permettendo al buio di dilagare. Chi ha reagito con violenza, chi con rabbia, chi con il gelo. Chi, infine, ha scelto di non scegliere più. Ogni gesto – anche il più minuscolo – piega la traiettoria di ciò che verrà. Un passo trattenuto, una parola non detta, un acquisto rimandato, un incontro casuale: tutto pesa. Tutto muta. Allora mi chiedo: chi ci ha conferito un potere tanto fragile e smisurato insieme? hi ha decretato che l’ essere umano dovesse reggere la vertigine della libertà, rispondere del caos, sopravvivere alle conseguenze del proprio stesso movimento? E, soprattutto, chi ha stabilito che“ essere” significhi resistere? Forse l’ ho compreso ora. Non è l’ effetto farfalla. È l’ effetto falena. Non l’ insetto che con un grazioso battito d’ ali altera il corso degli eventi, ma quello che, nella notte più fitta – quando persino la luna si nega – cerca un frammento di luce a cui aggrapparsi. Non per fede, ma per istinto di esistere. Perché in quel barlume, fievole e tremante, la falena riconosce la sola possibilità di durare ancora un istante, anche se quella stessa luce potrebbe consumarla. Ecco dunque il vero mistero: non l’ eco delle ali che cambiano il mondo, ma il battito silenzioso di chi continua a cercare la luce. Sì. Si chiama effetto falena.
Camilla Dazzani
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