RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 | Page 5

“ SETTEMBRE, OLTRE LA NORMALITÀ” DI MARIA ROSARIA TENI
C’ è uno strano paradosso che accompagna i primi giorni di settembre. Mentre le agende si riempiono di scadenze e le città riacquistano il loro vocio concitato, ci ritroviamo a parlare quasi d’ istinto del « ritorno alla normalità ». Ma cosa intendiamo, esattamente, per normalità? L’ estate non è soltanto una parentesi climatica, ma convenzionalmente un’ esperienza temporale diversa, perché dovrebbe essere il tempo della sospensione, del pensiero libero da scadenze immediate, della possibilità di fermarsi e guardarsi attorno senza l’ ansia dell’ orologio. Quando quell’ incanto svanisce, la sensazione non è semplicemente quella di riprendere un cammino interrotto, ma di essere spinti di nuovo in una routine che si ripresenta con il ritorno di un mese che ci traghetta verso l’ autunno. Ho sempre considerato settembre come un mese di passaggio, proprio perché introduce una diversa percezione del tempo: l’ estate lentamente si ritrae, torniamo a fare ordine nella quotidianità e nella consapevolezza di quello che ci circonda, che ci sovrasta in maniera inevitabile con una successione rapida di eventi drammatici e devastanti che non rallentano, non si fermano per“ andare in vacanza”. Mi appare sempre più chiaro in questo momento il contrasto tra il“ ritorno alla normalità” individuale e una realtà collettiva che, durante l’ estate e anche mentre noi ci fermiamo, non ha mai smesso di produrre dolore, violenza e conflitti. In questo modo, mentre noi ci prepariamo a riprendere il ritmo consueto delle nostre giornate, continua la cronaca delle guerre che seguitano a divorare vite e città, delle popolazioni costrette a vivere nell’ incertezza, nella paura, nella fame. È la normalità delle immagini che scorrono davanti ai nostri occhi e che, proprio perché diventano quotidiane, rischiano assurdamente di non scuoterci più come dovrebbero. Le guerre non conoscono stagioni. Non si interrompono davanti a una spiaggia affollata, non aspettano che finisca agosto, non concedono una pausa al dolore. Continuano mentre noi partiamo, ritorniamo, facciamo progetti, riempiamo le agende e programmiamo il futuro. E forse è proprio questa contemporaneità a interrogarci più profondamente: mentre una parte del mondo cerca il modo di ricominciare dopo una vacanza, un’ altra non ha mai avuto la possibilità di fermarsi. Purtroppo non sono soltanto le guerre a ricordarci quanto sia fragile la parola“ normalità”. Ci sono le donne uccise da uomini che dicevano di amarle, le violenze consumate dentro e fuori le mura domestiche, i soprusi che spesso rimangono nascosti fino a quando non diventano una notizia. Ci sono vite spezzate, famiglie travolte, esistenze che improvvisamente diventano numeri elencati in una statistica. Ma la gravità di tutto ciò sta dietro ogni numero, dove c’ è una persona, una storia, un nome che non tornerà più. Anche queste sono realtà che rischiamo di assorbire con una preoccupante assuefazione. Un femminicidio dopo l’ altro, una violenza dopo l’ altra, una guerra dopo l’ altra. Le parole, intanto, si susseguono instancabilmente mentre l’ indignazione
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