RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 | Page 23

“ IL MARCHESE DAL MANTELLO DI ZIBELLINO” DI GIOVANNA MANGONE
Il racconto proposto oggi nella nostra rubrica da Giovanna Mangone presenta le caratteristiche una fiaba educativa costruita intorno a un incontro destinato a cambiare una vita. Al centro della narrazione ci sono due gemelli, Abel e Raoul, diversi per carattere e per rapporto con lo studio: il primo diligente e determinato, il secondo insofferente alla scuola e attratto dalla libertà dei sentieri di montagna. L’ apparizione del marchese dal mantello di zibellino introduce nel racconto una dimensione quasi fiabesca. È una figura misteriosa e autorevole, ma soprattutto un uomo che, attraverso le proprie parole e il proprio gesto di generosità, diventa per Raoul una guida. Il mantello donato al bambino assume così un valore simbolico: non è soltanto un oggetto prezioso capace di proteggerlo dal freddo, ma diventa il segno concreto di una promessa e di una trasformazione. Il brano offre un messaggio semplice e importante: la conoscenza può aprire strade che ancora non siamo capaci di vedere e così la scuola, inizialmente percepita da Raoul come una noia e una perdita di tempo, diventa progressivamente lo strumento attraverso il quale costruire il proprio futuro: il bambino svogliato comprende che il futuro non è qualcosa che semplicemente accade, ma qualcosa che si costruisce attraverso l’ impegno. È dunque un racconto capace di suggerire anche agli adulti una riflessione sul valore dell’ educazione: dietro ogni bambino può esserci una strada ancora invisibile, e talvolta basta una parola, un incontro o un gesto di fiducia perché quella strada cominci ad apparire. [ M. R. Teni ]
Abel e Raoul erano due gemellini molto svegli, ma diversi tra loro. Vivevano con la mamma, che faceva la sarta, in un fatiscente casolare ai piedi di una rocciosa montagna, dove sorgeva una grande cascata dalle acque impetuose. Ad Abel piaceva molto studiare. Era un bambino volenteroso e virtuoso, desiderava imparare tante cose e aspirava a diventare un architetto molto in vista. Ma, per diventare un architetto, avrebbe dovuto studiare di buona lena e sacrificarsi per raggiungere i propri obiettivi. Raoul, invece, era sempre svogliato: non gli piaceva affatto studiare e, per lui, la scuola era solo una perdita di tempo. Gli piaceva vagabondare da un posto all’ altro e correre come un capriolo lungo i sentieri delle montagne. « Abel, Raoul!» gridò la mamma. « Il vostro zainetto è pronto. Ho riordinato i libri. Andate a prepararvi, fate colazione e poi correte subito a scuola: è tardi e io devo andare al lavoro.»
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