RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 | Page 19

“ IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA NEL LINGUAGGIO FILOSOFICO E NELLA COMUNICAZIONE SCOLASTICA” DI GABRIELLA PETRELLI
È un momento di massima concentrazione: lo sguardo dell’ insegnante deve abbracciare tutti i ragazzi. È molto simile a quando il direttore d’ orchestra deve dare inizio a un concerto. Su di lui sono puntati gli sguardi dei suoi orchestrali. La domanda, le domande, sono molteplici e riguardano soprattutto la comunicazione. Quale messaggio riuscirò a veicolare? Sono pronti ad accoglierlo? La mia mediazione linguistica e interiore riuscirà a entrare nelle loro menti e a non cozzare con i loro pensieri e sentimenti di questo momento?
La parola ha una funzione mediatrice importante nella civiltà occidentale. La filosofia necessita della presenza della scrittura: in assenza del linguaggio non vi è ordine del pensiero. Infatti, come hanno sostenuto filosofi e scienziati, linguaggio e pensiero sono strettamente connessi e concorrono insieme a dare forma al mondo e a coordinare la nostra interiorità. Già Eraclito, nel VI secolo a. C., considerava il logos( linguaggio-pensiero) come una simbiosi tra mente e cosmo. Successivamente, Parmenide aveva legato l’ essere al pensiero e al linguaggio, considerando la realtà perfetta dell’ essere come ciò che si può tradurre in parole e in pensiero. Il non essere non si può né pensare né dire. Successivamente, Aristotele e gli Stoici avevano ulteriormente approfondito le singole componenti linguistiche, le loro differenti combinazioni e il loro uso come metodo scientifico. Dall’ antichità fino all’ età contemporanea, il linguaggio è stato oggetto di studio, sia per quanto attiene alla struttura logica interna, al reticolo razionale del nostro pensiero, sia per quanto riguarda l’ aspetto relazionale e comunicativo con cui noi ci rapportiamo al mondo. Con il linguaggio impariamo a decodificare il mondo e a comunicare con i nostri simili. Ma cosa è diventato il linguaggio oggi, nel XXI secolo? Innanzitutto, esso non è più prerogativa degli esseri umani, ma appartiene diffusamente alla tecnologia, a Internet, all’ intelligenza artificiale. Parrebbe, però, mancare all’ interno di queste macchine la peculiarità dell’ essere umano, quella che Cartesio definiva la consapevolezza percettiva che precede ogni atto cognitivo. Questa mancanza potrebbe, chissà, essere colmata in futuro. L’ interazione uomo-macchina è un tema affascinante e potrebbe riservarci delle rilevanti novità. Ciò che mancherà a una macchina sarà sempre il mondo delle emozioni e dei sentimenti. Il nostro linguaggio esprime e comunica, anche attraverso il corpo, la dimensione psicologica profonda di noi stessi. L’ inconscio collettivo che C. G. Jung attribuiva alla storia dell’ umanità, con i suoi codici emotivi e gli archetipi capaci di interpretare il mondo e di conferirgli un senso, non potrà essere sostituito da nessun umanoide. L’ essere umano necessita di queste immagini e di questi simboli, poiché la sua storia personale è legata a quella delle generazioni passate e la sua personalità si esprime tenendo anche conto della ricchezza di questo patrimonio culturale.
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