RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 RIVISTA CULTURA OLTRE - SETTEMBRE 2026 - N.9 | Page 11

domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi. Ma c’ è una differenza enorme tra una domanda e una risposta preconfezionata: se ogni grande controversia viene automaticamente interpretata come una distrazione, il concetto perde valore ogni valore analitico. Il sistema non premia necessariamente ciò che è più importante ma ciò che è più visibile. E la visibilità, una volta diventata misura del valore politico, crea una spirale perversa. Ciò che suscita indignazione riceve attenzione, ciò che riceve attenzione diventa politicamente rilevante, ciò che è politicamente rilevante viene ulteriormente amplificato. Alla fine, ci si trova davanti a un paradosso: non siamo distratti perché riceviamo poche informazioni, siamo distratti perché ne riceviamo troppe, tutte contemporaneamente, senza più una gerarchia condivisa per distinguerle. Forse questa allora è la vera evoluzione del potere. Il potere classico diceva non puoi parlare ed il potere della propaganda diceva devi credere a questo, il potere contemporaneo invece può limitarsi a dire guarda qui ma mentre guardiamo, tutto il resto scompare dal campo visivo, non necessariamente perché qualcuno lo abbia censurato, ma semplicemente perché non riceve attenzione. È una forma di potere molto più sottile, perché siamo portati a considerare libero tutto ciò che possiamo teoricamente vedere. Ma la libertà di accesso non coincide con la libertà di attenzione: possiamo avere accesso a milioni di informazioni e, contemporaneamente, essere incapaci di vedere ciò che conta. E, in fondo, il contrario della manipolazione non è credere a nessuno ma imparare a distinguere senza rinunciare alle proprie idee e analizzando quelle degli altri. E il contrario della distrazione non è conoscere tutto: è sapere che cosa vale la pena di conoscere. Alla fine, la questione delle parole ci porta molto più lontano della politica contingente: ci porta alla natura stessa della democrazia. Perché una democrazia non vive soltanto della libertà di voto, vive della possibilità di costruire un giudizio sulla realtà. Ma per costruire un giudizio bisogna conservare una cosa che la politica, i social, il contesto comunicativo tendono continuamente a sottrarci: l’ attenzione.
CIPRIANO GENTILINO Nota bibliografica
Arendt, Hannah, La menzogna in politica, 1972. Chomsky, Noam – Herman, Edward S., Manufacturing Consent: The Political Economy of the Mass Media, Pantheon Books, 1988. Orwell, George, Politics and the English Language, 1946.
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