RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 5 - MAGGIO 2020 MAGGIO 2020 | Page 5

creduto e che non ha mai abbandonato. Tra i tanti libri di Sepulveda presenti nella mia libreria ce n’è uno che amo particolarmente e che ho lasciato in postazione permanente sulla mia scrivania, un libro che Repubblica ha definito “dolcissimo e furente” e che io considero compagno di viaggio, soprattutto quando l’ondivaga e persistente confusione politica sconvolge i miei pensieri: “Una sporca storia”, una sorta di diario che trascrive i testi tratti da tre Moleskine, compresi tra gennaio 2002 e marzo 2004. Il fascino che racchiude un taccuino, in questo caso, è ancora maggiore proprio perché in Sepulveda rappresenta uno scrigno su cui ferma idee, pensieri, ricordi e, attraverso le sue pagine, fa toccare con mano una realtà impressionante fatta di miseria, sfruttamento, ignoranza, stupidità e prepotenza. Sepulveda in questo libro ha lo straordinario compito di condurci in un viaggio che diventa un viaggio di tutti, perché partendo dalla propria interiorità giunge a raccontare tante storie, che sono storie di un’umanità condivisa, dove affiorano stati d’animo e tenerezze improvvise, velate di nostalgie e di ricordi. Tante le persone incontrate per strada che con la loro testimonianza hanno lasciato nel cuore di Sepulveda un alone di tristezza: amici, maestri, compagni di lotta e di vita persi, ritrovati e poi di nuovo persi, ma mai dimenticati. Luis Sepúlveda nelle sue annotazioni sulle Moleskine nere racconta di sé, della sua personale visione del mondo e narra delle sfaccettature infinite dell’animo umano, pronto a captare i risvolti più stravaganti degli uomini che si adagiano sempre più adattandosi ad un conformismo omologante piuttosto che battersi e reclamare i propri diritti. La narrazione che si muove su più livelli, interessando uomini politici, avvenimenti autentici e vicende individuali, lo porta a scoprire anche episodi di vita quotidiana che coinvolgono la gente comune. In Una sporca storia coesistono delicatezza e sdegno, apparentemente in antitesi ma a ben riflettere conseguenti l’uno all’altra e viceversa, interpreti sostanzialmente del pensiero di Sepulveda, mosso da passione politica, comprensione e indulgenza per il popolo tormentato che vive in una parte del mondo dimenticata. La luce è una delle storie che più mi ha colpito; Sepulveda racconta l’incontro avvenuto con due anziani sopravvissuti a Hiroshima, divenuti ciechi, quando si è consumato un massacro superfluo e uno di loro ha recitato queste parole: «Alcuni dicono che abbiamo visto una gran luce, ma è una menzogna: abbiamo visto la morte della Luce». Dice Sepulveda: « […] la vita è effimera, fragile e questo pianeta è di tutti e non solo dei padroni del denaro. Io ho ascoltato questo discorso e l’ho fatto mio, grazie alla Luce, che è la voce della vita». Dopo aver letto queste parole, ricordo come se 4