RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 5 - MAGGIO 2020 MAGGIO 2020 | Page 4
“A LUIS, UOMO DEL NOSTRO TEMPO” DI MARIA ROSARIA TENI
Ho lasciato che il tempo della
commozione fosse vissuto in silenzio
prima di parlare di un uomo
e di uno scrittore che ho stimato
e apprezzato in tutta la sua totalità:
Luis Sepulveda. Non posso
fare a meno di esprimere il dispiacere
provato alla notizia della sua
scomparsa; non era solo uno dei miei autori preferiti, ma anche un uomo
tra quelli che più ammiravo, sia per il suo attivismo che per la sua passione
sociale. Un Uomo che fa onore alla generazione di Uomini di valore. Non è
semplice parlare di lui, sapendo che non c’è più, e che la sua Moleskine
nera, che era la sua compagna di penna, non si riempirà più di scritti, annotazioni,
pensieri, riflessioni, dubbi, stupori e rabbie, giungendo a creare una
sorta di complice alleanza con una realtà difficile da vivere e da condividere.
La sua stessa vita si è innestata sulle pagine della sua Moleskine nera e
spesso affermava che rileggerle era come riavvolgere la sua stessa esistenza
e riviverla fotogramma per fotogramma. Ho imparato a conoscere
Luis Sepulveda leggendo i suoi libri, trovando in ognuno un po’ dell’uomo,
oltre che dello scrittore e scoprendo i valori profondi e nobili che erano
insiti in lui, combattente e amante delle parole. Tante sono state le battaglie
affrontate nel corso della sua esistenza, in quell’America latina verso
cui era profondamente devoto e che ha avuto sempre nel cuore fino a
quando non ha cessato di battere quel giorno d’aprile, funestato da un terribile
virus che ha devastato tanti esseri umani. Il Cile, la sua terra d’origine,
in quella fetta di America latina che lo stesso Sepulveda, nel corso di una
conferenza aveva definito territorio invisibile dei grandi dimenticati, paese
che ha subito il regime di Pinochet, l’odio, la povertà, l’umiliazione e verso
il quale Sepulveda ha mantenuto quel cordone da cui non si è mai separato.
Il paese che ha rappresentato la radice essenziale che gli ha dato la forza di
affrontare prove durissime come il carcere, la tortura, i lunghi mesi di isolamento
in una fossa maleodorante, l’inconsapevole trascorrere di ore confuse
tra giorno e notte. Militante nel senso più puro del termine, ha sentito
sulla propria pelle il dolore e la degradazione, fino all’esilio forzato, cui ha
reagito grazie alla passione e alla fede nell’ideale politico in cui ha sempre
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