RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 2 -FEBBRAIO 2020 RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 2 -FEBBRAIO 2020 | Página 4

“I N PUNTA DI PIEDI ” M ARIA R OSARIA T ENI In punta di piedi per non svegliare i sogni della notte, guardo le stelle. Sono tantissime. Riful- gono e sono lontane. Insondabile il cielo, che le ospita e le custodisce gelosamente, permettendo a noi, qui sulla terra, di rimirarle e sognare, in- ventando un probabile mondo di platoniana me- moria. Miriadi di stelle a puntellare un’illusione di vita. Fantasmi, questi pensieri si animano, forti di invisibile sostanza. Ogni giorno raccontiamo una parte di noi, vivendo la nostra esistenza e narrandone le situazioni. In fondo siamo su un palcoscenico fittizio e ci re- lazioniamo inevitabilmente in categorie prestabilite e organizzate. Siamo delle maschere e le indossiamo a seconda delle circostanze e a seconda di chi ci guarda. In realtà, sin dal primo ‘800 l’uomo si è interrogato sul significato dell’essere e dell’apparire – d’altra parte persona in latino significa maschera teatrale e successivamente, per estensione, è diventata la parte che si sostiene nella società- dunque, implicitamente, dobbiamo pen- sare che ogni persona indossi una maschera, interpretando un ruolo a seconda delle cir- costanze. Siamo uno, centomila e in fondo nessuno per l’impossibilità di identificarci; quindi la maschera diventa una sorta di metafora di un atteggiamento dell’uomo, che in fondo racchiude in sé tanti individui diversi. Siamo uno, centomila o forse nessuno op- pure diventiamo esseri umani nel momento in cui comprendiamo l’importanza di es- serci, di esistere in un contesto con cui ogni giorno ci rapportiamo. Fondamentalmente non si può prescindere dalla necessità di parlare, mangiare, dormire, camminare, in breve, vivere, mentre quell’essere che è dentro di noi vorrebbe solo staccarsi da tutto e pensare. Che bella parola pensare! Dimorare nello spirito e nutrirsi di esso, annullando gesti e frasi, captando il linguaggio dell’anima, libera da stereotipi, lasciando che i pen- sieri danzino liberamente nell’immagine del tempo senza tempo, nell’incorporeità dell’attimo senza entità. Un tempo che può essere lungo o breve, ma che non è in rela- zione e non ha peso. Momento o sogno, immagine o illusione, realtà o apparenza: questa è la vita, questa è la condanna che ogni uomo subisce per il solo fatto essere venuto al mondo. La stessa morte è un inganno perché non si svela e non si sceglie. Ci è data in eredità e non si può alienare se non vivendola. Che paradossale beffa vivere la morte! È come dire uccidere la vita! Ossimoro assurdo, ma concreto perché la morte si vive e si consuma vivendo. Allora morire è vivere, ma senza inganno o illudersi di vivere in eterno? Allora non c’è altro modo che vivere l’attimo per sfuggire alla vita! Maria Rosaria Teni 3