RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 2 -FEBBRAIO 2020 RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 2 -FEBBRAIO 2020 | Page 13
trovo in questo mio silenzio una parola scavata è nella mia vita come un abisso.” –
scrive nei “Quattro quartetti” T. S. Eliot: «Sembra, a mano a mano che uno invecchia |
che il passato abbia una diversa forma | e cessi di rappresentare una successione | o,
perfino, uno sviluppo […] | Noi abbiamo compiuto l’esperienza, ma non ne cogliemmo
il significato | e l’approssimarsi al significato ripropone l’esperienza | sotto diversa
forma, oltre ogni senso | che noi possiamo dare alla felicità.
Ho detto alla mia anima: resta in silenzio, e attendi senza speranza
perché la speranza sarebbe speranza mal riposta: aspetta senza amore
perché l’amore sarebbe mal riposto; resta la fede ma la fede e l’amore e la speranza sono
tutte nell’attesa. Attendi senza pensiero, perché tu non sei pronta al pensiero:
cosí l’oscurità sarà luce, e la quiete danza. Brusío di rapidi ruscelli, e lampi d’inverno.
Il timo selvatico non visto, e la fragola di bosco, le risa nel giardino, eco di un’estasi
non perduta, ma che richiede, protesa all’agonia della morte e della nascita. Voi dite
che io ripeto qualcosa che ho già detto prima. Lo dirò un’altra volta dovrò dirlo un’altra
volta? Per arrivare là, per arrivare dove siete voi, per andare via da dove voi non siete,
dovete passare per una strada dove non c’è estasi. Per arrivare a ciò che non sapete
dovete passare per una strada che è la strada dell’ignoranza. Per possedere ciò che non
possedete dovete passare per la strada della privazione. Per arrivare a ciò che non siete
dovete passare per la strada in cui non siete. E ciò che non sapete è la sola cosa che
sapete e ciò che avete è ciò che non avete e dove siete è dove non siete.
Nella poesia di Eliot esiste la delicatezza della
libertà. La libertà di vedere e sentire ciò che è,
invece di ciò che dovrebbe essere, era o sarà.
Come diceva Virginia Satir – “La libertà di pro-
vare quello che provi, invece di quello che sa-
rebbe necessario. Liberati, per poter avere delle
possibilità e per usare queste possibilità libera-
mente e creativamente a mano che la nostra co-
scienza si amplia, e noi diventiamo più consape-
voli, entriamo anche più in sintonia con noi
stessi” – Virginia Satir. In un’epoca in cui le
cose, i segni, le azioni vengono liberati dalla loro
idea dal loro concetto, dalla loro essenza, dal loro
valore, dal loro riferimento, dalla loro origine e
dal loro fine, allora entrano in un’auto-riprodu-
zione all’infinito. Il punto è che abbiamo biso-
gno della poesia di Eliot. Perché la poesia di Eliot, esprime la libertà del valore. «Il
mondo rotea e il mondo cambia, ma una cosa non cambia. In tutti i miei anni, una cosa
non cambia. Comunque la mascheriate, questa cosa non cambia: la lotta perpetua del
Bene e del Male.» (dai Cori da «La rocca», 1934). È ciò che diciamo oggi in sociologia:
le cose continuano a funzionare mentre l’idea che le accompagnava è da tempo scom-
parsa. Continuano a funzionare in un’indifferenza totale nei confronti del loro conte-
nuto. E il paradosso è che esse funzionano ancor meglio. «… O mondo di primavera e
d’autunno, di nascita e di morte! Il ciclo senza fine dell’idea e dell’azione, L’invenzione
infinita, l’esperimento infinito, Portano conoscenza del moto, non dell’immobilità; Co-
noscenza del linguaggio, ma non del silenzio; Conoscenza delle parole, e ignoranza del
Verbo. Tutta la nostra conoscenza ci porta più vicini alla nostra ignoranza, Tutta la
nostra ignoranza ci porta più vicino alla morte. Ma più vicino alla morte non più vicini
a DIO. Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo? Dov’è la saggezza che abbiamo
12