RIVISTA CULTURA OLTRE NOVEMBRE 2025 - NUMERO 11 | Page 9

“ PASOLINI E LA POESIA DIALETTALE” DI CIPRIANO GENTILINO
La poesia di Pasolini in dialetto friulano si concentra principalmente in due raccolte fondamentali, cui si aggiungono alcuni testi sparsi o inseriti in altre opere: Poesie a Casarsa( 1942) e La meglio gioventù( 1954). Il dialetto in Pasolini, come è noto, non è una scelta folkloristica o nostalgica ma è atto politico, ontologico e lirico insieme, è quella che viene definita lingua d’ innocenza, arcaica e contadina, che si oppone alla violenza normalizzatrice dell’ italiano borghese e alla mercificazione della parola moderna. In un’ Italia che già negli anni’ 50 correva verso l’ omologazione culturale e televisiva, Pasolini oppone il suo“ italiano impuro” e il suo dialetto come luoghi dell’ anima. Il friulano diventa, paradossalmente, lingua universale della resistenza: all’ oblio, all’ assimilazione, alla falsità della parola senza corpo.
“ Jo i soi un vecjo di corae”( Poesie a Casarsa)
Jo i soi un vecjo di corae cu la vita tal sium, e il ciant dal soreli mi ten compagn. Io sono un vecchio del cuore con la vita nel sogno, e il canto del sole mi fa compagnia.
“ Là il timp al è ferm e mi plui no i soi”( La meglio gioventù, 1954) Là il timp al è ferm e mi plui no i soi se no chê fontane cence flum. Chê lune lì a mi ciamava par non. Là il tempo è fermo e io non sono più se non quella fontana senza fiume. Quella luna lì mi chiamava per nome
“ Il Nini muart”( da La meglio gioventù)- 9-