RIVISTA CULTURA OLTRE NOVEMBRE 2025 - NUMERO 11 | Page 38

Sono fiore che dischiude la terra, ho piedi scalzi tra filari di tigli, scarpe rosse come petali sparsi, la mia anima è nenia di vento, ciò che resta di un massacro d’ amore.
Nota dell’ autrice: Questa poesia nasce per dare voce a una donna che non può più parlare. Il“ massacro d’ amore” di cui scrivo non è metafora: è la morte reale, violenta, inflitta da chi avrebbe dovuto custodirla. In questi versi ho lasciato che il suo ultimo respiro attraversasse il mio, che la sua storia si facesse carne, ferita, parola. Ho immaginato il momento in cui l’ amore si rovescia, si deforma, diventa possesso e condanna. Le parole, che dovrebbero nutrire, diventano pugnali; i silenzi scavano solchi più profondi delle ferite. Lei, ridotta a ostaggio, a bottino, a corpo privato di nome, attraversa l’ abisso senza più possibilità di ritorno. Le scarpe rosse, sparse come petali, sono ciò che resta del suo cammino interrotto: simbolo di tutte le donne che hanno smesso di esistere per mano di chi pretendeva di amarle. Ho voluto che il fiore che era— gioia, fragranza, promessa— tornasse almeno nei miei versi, perché la sua vita non fosse solo la cronaca della sua morte. Scrivere questa poesia è stata una denuncia e insieme un atto di resistenza: un modo per impedire che il silenzio inghiotta l’ ennesima storia spezzata. Che la sua voce— almeno qui— non muoia più.
Assuntina Marzotta
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