RIVISTA CULTURA OLTRE NOVEMBRE 2025 - NUMERO 11 | Page 19

“ VITA DI PIER PAOLO PASOLINI – SPIGOLATURE” DI SILVIO VALDEVIT LOVRIHA
Leggendo vari libri sulla tempestosa esistenza di Pier Paolo Pasolini, nello specifico“ Pasolini, una vita” di Nico Naldini, poeta, scrittore e biografo italiano, nonché cugino di Pier Paolo Pasolini, mi sono imbattuto in diversi giudizi e pronunciamenti espressi da vari letterati sul nostro grande intellettuale, nonché su talune espressioni dello stesso Pasolini. Mi è sembrato che metterli assieme possa fornire un altro contributo alla conoscenza di Pasolini che merita di essere ricordato, anche attraverso piccole spigolature.
Fin da giovane Pier Paolo fa una differenza netta tra la sua Casarsa, caratterizzata dai piccoli proprietari terrieri, e l’ attiguo territorio sanvitese di mezzadri, braccianti e operai, a cominciare dalle frazioni di S. Giovanni e di Versutta. Dirà testualmente:” Che brutto paese è Casarsa! Non c’ è niente”. E degli abitanti:“ Sono solo Chiesa e vino“. Una delle sue passioni è giocare a calcio: sarà ala sinistra del Casarsa, ma apprezzato per la sua corsa più che per la precisione nei tiri. Il padre Carlo Alberto, militare e simpatizzante del fascismo, sarà definito da Emilio Gadda:“ Un collerico, un attaccabottoni“. All’ esame di italiano per l’ ammissione alla prima media, Pasolini sarà rimandato e promosso poi con la riparazione. In un raduno a Weimar incontra giovani europei e impatta con l’ antinazismo. Ha notizie di poeti e pittori ostili al fascismo quali Garcia Lorca, Picasso e altri. A Weimar non trova libri classici causa la censura. Contini, Caproni e Gatto si complimentano per le sue prime poesie friulane. Dopo il 25 luglio 1943 e la caduta di Mussolini, il fratello Guido Pasolini viene arrestato dai carabinieri perché sorpreso a scrivere sui muri” Viva la libertà“. Con la madre Susanna si trasferiscono nella più sicura periferica frazione di Versutta della quale Pasolini scrive:“ S’ ode solo il canto del Versa, canto basso e lieve, perduto nel sonno dei campi“. Dino Peresson dirà:“ Pasolini era sempre a S. Vito, più che a Casarsa. Era per i contadini e la giustizia sociale“. Conosce e fa amicizia con il pittore Zigaina. Ha rapporti continui con Contini e Sereni. Denunciato e processato per presunti atti osceni verrà assolto ma intanto viene espulso dal PCI. Il 31 dicembre 1949 a Franco Farolfi scrive:” Oggi è l’ ultimo giorno
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