Scrive lo studioso e critico letterario Carmelo Aliberti nella prefazione alla silloge:« Zaniboni è Maestro e ineguagliabile artista impegnato a consegnare ai posteri un fotogramma in versi, prezioso documento capace di captare ogni fruscio della devastazione quotidiana di ogni sentimento, ogni frammento di emozione, ogni stato d’ animo soggettivo, personale ma anche collettivo in presa diretta, giorno dopo giorno. Infatti, con infrangibile costanza, sono zampillati versi dopo versi, come da una sorgente segreta, limpida e inarginabile tanto da riuscire a endoscopizzare, con trattenuta amarezza, i veleni, la frantumazione di ogni ideale, di ogni segmento di speranza, del sogno di un futuro più umano, in cui gli uomini potessero ritrovarsi in un universale e fraterno abbraccio, adoratori di un solo Dio. Zaniboni, volume dopo volume, ha rastrellato ogni briciola, ogni risvolto, ogni atomo del respiro del cuore, della sotterranea oscurità gnoseologica, della indescrivibile ferocia e malvagità dell’ uomo-belva. Ma il poeta, pur riuscendo a dissipare il buio escatologico che avvolge il muro della ragione, non cede allo smarrimento o alla pessimistica resa, ma captata la percezione dell’ Apocalisse incombente, continua, relegato nella conchiglia del suo laboratorio, il suo solitario viaggio nel labirinto terrestre, alla ricerca di un soffio di luce metafisica, che lui avverte vibrare nel circolare fluire del suo sangue.
Ne consegue, negli itinerari della riflessione del Vate, la forte esigenza di opporre un argine, di ergere una diga alla pervasività della pandemia etica che affligge, in maniera soffocante, l’ intero pianeta ed espugnare il fortino della nostra esistenza per distruggere i semi del bene.[…]
Per il poeta Lucio Zaniboni, scrivere è un’ esigenza praticamente fisiologica, Cattafi dichiarava esigenza biologica, e la scrittura costituisce non solo un’ urgenza consolatoria ma soprattutto un’ alternativa e una contestazione continua della realtà e del porcile del mondo( come quello descritto da Pasolini nel film omonimo). Pertanto, Zaniboni consegna alla poesia il compito di comunicare il suo messaggio duraturo nel tempo, per riconsacrare sull’ altare del tribunale morale la Verità, la giustizia, il trionfo del Vero Bene, la Libertà, la Bellezza, sulla negatività del consumismo idolatrato, del capitalismo autoreferenziale, della equilibrata armonia tra gli uomini, senza contaminare la suprema bellezza dell’ universo, in cui il poeta scopre la sua ispirazione e l’ uomo la propria religione. Il poeta Zaniboni, in quasi un secolo del suo poetare, ha tracciato un“ itinerarium mentis in deum”, cioè, dalla iniziale amarezza, non verbalmente espressa, ma avvertita dal lettore nelle modalità inquiete della selezione terminologica dei segni scabri ed essenziali assemblati con motivi tematici attraverso la strutturazione del testo poetico, che diviene incisivo ed essenziale dove occorre esserlo, ma evitando la retorica formale, ma producendo contenuti realistici, riuscendo ad estrapolare dalle occasioni concrete il soffio poetico che le attraversa, per iniettarlo nel mosaico piramidale del canto.[…]
Nell’ itinerario umano e lirico del poeta, la vita si ritrova sospesa in una dimensione atemporale in fotogrammi verbali di eternità. Il suono si fa silenzio per cogliere il senso dell’ esistenza al di là degli occhi e della voce. La parola si connota
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