RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 | Page 37

Sul piano pratico, il consiglio è semplice: provare ad andare a dormire tra le 22:30 e le 23:30, compatibilmente con il proprio lavoro e la propria vita familiare, e svegliarsi ogni mattina più o meno alla stessa ora. Non è necessario trasformare la vita in una caserma; serve però dare al corpo una direzione. Se una sera si sgarra, non è un problema. Il problema nasce quando ogni giorno ha un ritmo diverso: una notte a mezzanotte, una alle due, una alle dieci, poi recuperi lunghi nel weekend. Il cervello non capisce più quale sia il suo“ tempo interno”. Essere circadiani significa rispettare l’ alternanza naturale di luce e buio, attività e riposo, stimolo e recupero. È un atto molto semplice, ma profondamente biologico. Un piccolo esercizio per il lettore: per sette giorni prova a scegliere un“ orario ancora” per il sonno. Per esempio: letto alle 23:00 e sveglia alle 7:00. Un’ ora prima di dormire abbassa le luci, riduci schermi e notizie, crea una sequenza sempre uguale: lavarsi, preparare i vestiti per il giorno dopo, leggere poche pagine, respirare lentamente. Il cervello ama i rituali perché i rituali comunicano sicurezza. La stabilità dell’ umore nasce anche da questa prevedibilità gentile. Il secondo pilastro è la luce naturale, soprattutto al mattino. Esporsi alla luce nelle prime ore della giornata, anche solo 10-20 minuti all’ aperto, aiuta a sincronizzare l’ orologio biologico. Non serve fare qualcosa di speciale: basta uscire, camminare, guardare il cielo, lasciare che gli occhi ricevano luce naturale. Se è nuvoloso, la luce esterna è comunque molto più intensa di quella di una stanza. Questo gesto semplice sostiene la vigilanza diurna e prepara indirettamente un sonno migliore la sera. Il movimento, poi, è un regolatore fondamentale dell’ umore. Non serve immaginare subito allenamenti complessi o prestazioni atletiche. Il corpo stabilizza la mente quando viene mosso con regolarità. Il movimento stimola la produzione di neurotrasmettitori e migliora la sensibilità del sistema nervoso. Anche 20-30 minuti al giorno di attività moderata sono sufficienti per creare un effetto stabile nel tempo.
Possiamo immaginare un programma semplice, da usare come riferimento e da adattare liberamente. All’ inizio di ogni sessione si può dedicare qualche minuto alla mobilità: movimenti lenti di collo, spalle, colonna e anche, per preparare il corpo. Successivamente si può inserire un lavoro muscolare di intensità moderata: esercizi a corpo libero, elastici o piccoli carichi, sempre adattato alle proprie capacità. Dopo questa fase si può aggiungere una componente aerobica, come camminata veloce, bicicletta o corsa leggera. Infine, si conclude con qualche minuto di allungamento e respirazione lenta. Non è una regola rigida, ma uno schema su cui costruire. Anche una versione molto semplice, fatta con costanza, produce effetti profondi. Anche il respiro può essere usato come regolatore quotidiano. La respirazione 4-6, già citata parlando di regolazione emotiva, è molto utile: inspiro per 4 secondi, espiro per 6. L’ espirazione più lunga favorisce l’ attivazione parasimpatica e sostiene il tono vagale, aiutando il corpo a uscire dallo“ stato di allerta”. È particolarmente indicata quando si avverte agitazione, tensione o difficoltà a“ scendere di tono” la sera.
Ma non esiste una sola tecnica: il respiro può essere modulato in base allo stato in cui ci troviamo. La respirazione diaframmatica è la più semplice e naturale. Si
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