RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 | Página 36

“ Abbi pazienza con tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande stesse.” Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta
Se la regolazione emotiva è la capacità di gestire ciò che proviamo nel momento in cui accade, la stabilità dell’ umore è qualcosa di più profondo: è la continuità del nostro stato interno nel tempo. È quella base silenziosa che resta anche quando le emozioni cambiano. Tutti noi oscilliamo: ci sono giornate più leggere e giornate più faticose, momenti di entusiasmo e momenti di stanchezza. Questo è naturale. La stabilità dell’ umore non significa essere sempre uguali, sempre sereni, sempre positivi. Significa che queste oscillazioni non diventano estremi, non ci portano continuamente su e giù come un’ onda incontrollata. È, in un certo senso, la differenza tra essere il mare o essere trascinati dalle onde. Blaise Pascal, nei Pensieri, scriveva che molta infelicità umana nasce dall’ incapacità di restare tranquilli in una stanza. È una frase antica, ma suona moderna: oggi siamo continuamente spinti fuori da noi stessi, verso notifiche, rumori, urgenze, confronti. E l’ umore, come una superficie d’ acqua sempre disturbata, perde la capacità di riflettere con chiarezza. Dal punto di vista biologico, la stabilità dell’ umore è legata a sistemi neurochimici complessi. La serotonina contribuisce alla regolazione del tono dell’ umore, del sonno, dell’ appetito e della percezione di benessere. Non è corretto chiamarla semplicemente“ molecola della felicità”: è più giusto considerarla una molecola della regolazione. Accanto a essa agiscono la dopamina, che sostiene motivazione ed energia; il GABA, che modula l’ eccitabilità nervosa e favorisce calma; il cortisolo, che aumenta nelle fasi di stress; e il sistema nervoso autonomo, che alterna attivazione e recupero. Quando questi sistemi lavorano in modo armonico, l’ umore tende a essere più stabile. Quando si alterano per: stress, sonno irregolare, alimentazione disordinata, sedentarietà, isolamento o sovraccarico mentale, la base interna si indebolisce. Per capire meglio, immaginiamo due persone che affrontano la stessa giornata difficile: lavoro intenso, poco tempo, imprevisti. Una, a fine giornata, si sente stanca ma riesce lentamente a recuperare. L’ altra si sente irritata, svuotata, e il giorno dopo parte già in salita. La differenza non sta solo negli eventi, ma nella stabilità del sistema interno. Un sistema nervoso ben regolato non elimina la fatica, ma permette di rientrare. Come un pendolo che oscilla e poi torna verso il centro. La stabilità dell’ umore si costruisce nel tempo, attraverso abitudini semplici ma fondamentali. Il primo pilastro è il ritmo sonno-veglia. Andare a dormire e svegliarsi a orari regolari aiuta il cervello a sincronizzare i ritmi circadiani, cioè quell’ orologio biologico di circa 24 ore che regola sonno, veglia, temperatura corporea, ormoni, attenzione e metabolismo. Il ritmo circadiano risponde soprattutto alla luce e al buio: la luce del mattino dice al cervello che è giorno, mentre il buio serale favorisce la produzione di melatonina. Gli adulti dovrebbero dormire almeno 7 ore per notte; dormire meno, in modo cronico, significa privare il sistema nervoso di uno dei suoi principali strumenti di regolazione.
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