prima a Bath, che tra l’ altro non amava particolarmente, poi a Southampton. Attraverso le lettere si apprende che si occupava della colazione mattutina, passeggiava, suonava il pianoforte, si recava con la sorella a fare visite durante le quali si immergeva in una sorta di ironica e pungente contemplazione di situazioni umane e dei caratteri dei vari conoscenti. Si rivela sempre più osservatrice attenta e sensibile delle intime sfaccettature dell’ animo umano e delle dinamiche di relazione che intercorrono tra le maglie di una società conformata a precisi ruoli ed equilibri di classe, legati a denaro e moralità, e tutto ciò, al di là di un’ apparente leggerezza, a dimostrazione di una preziosa e profonda riflessione sull’ importanza di mantenere un comportamento consono e coerente. Dopo la morte del padre, Jane andò a vivere con la madre e la sorella in un cottage nel villaggio di Chawton; ha ormai trentacinque anni e già si considera una vecchia zitella. Tuttavia, la novità sorprendente è che Jane si rimette a scrivere: scrive tanto e poi legge ai parenti più intimi alcuni brani dei suoi romanzi. In breve, quando è già trentottenne, dà alla luce Emma, il suo capolavoro, e intanto al di là dell’ intimo cerchio della famiglia, Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio, pubblicati anonimi con molti anni di ritardo per iniziativa del fratello Harry, cominciano ad attirare l’ attenzione del pubblico e dei critici. Intanto incombe la minaccia della malattia e la sua salute, minata dalla tubercolosi, progressivamente peggiora, tanto da portarla prematuramente alla fine, il 18 luglio del 1817, a quarantuno anni, mentre è in corso di scrittura Sanditon, una satira sulla gente malata o ipocondriaca, rimasto incompiuto. « Nessuno in quell’ epoca fu più oscuro di lei » scrisse nel 1882 in una monografia il nipote J. E. Austen Leigh, perché, pur rappresentando splendidamente con sobri tocchi spesso maliziosi il piccolo mondo provinciale in cui trascorreva la sua vita monotona, visse sempre lontano dal mondo letterario, schiva e nello stesso tempo appagata. La sua natura, semplice e limpida, non era turbata o attratta dalle tentazioni della notorietà e l’ anonimato dei suoi romanzi, pubblicati con la semplice indicazione « By a Lady », le assicurò sempre una tranquillità che la faceva apparire pacifica e realizzata. A mio parere, credo che amasse fortemente e soprattutto scrivere, forse più per se stessa, per dare un senso alla sua essenza più profonda, dilettandosi con spontaneità, piuttosto che per rincorrere fama e professione. Nei periodi in cui si dedicava alla stesura dei suoi romanzi, le era gradito appartarsi, aprire i suoi quaderni, immergersi nelle storie che prendevano vita, sottolineando con ironia situazioni e personaggi che oggi restano iconici e sono letti da moltissimi appassionati di buona letteratura. Non aveva nessuna ambizione di essere grande o di creare qualcosa di elevato, ma lavorava semplicemente con la stessa spontaneità con cui avrebbe potuto dedicarsi a un casto e minuzioso lavoro ad ago o all’ esecuzione di un brano al clavicembalo. Il suo mondo era racchiuso nella sua famiglia, nelle conversazioni tra parenti ed amici con il dolce panorama della campagna inglese sullo sfondo e i villaggi antichi animati da qualche ballo serale. Sedeva nel suo angolo e, mentre gli altri conversavano, Jane annotava i dettagli, coglieva particolari e pian piano costruiva la sua intelaiatura narrativa, nitida, brillante e ancora oggi conosciuta ed apprezzata. Da Jane Austen sono nati Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, Northanger Abbey e molto più tardi Mansfield Park, Emma
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