povertà. Il Natale non è cancellato, ma viene messo alla prova da uno sguardo che registra la disuguaglianza.
Nel secondo testo, Il pellerossa nel presepe, Rodari introduce una figura estranea all’ iconografia tradizionale del presepe.
Il pellerossa nel presepe di Gianni Rodari Il pellerossa con le piume in testa e con l’ ascia di guerra in pugno stretta, com’ è finito tra le statuine del presepe, pastori e pecorine, e l’ asinello, e i maghi sul cammello, e le stelle ben disposte, e la vecchina delle caldarroste? Non è il tuo posto, via! Toro seduto: torna presto di dove sei venuto. Ma l’ indiano non sente. O fa l’ indiano. Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso? O darà noia agli angeli di gesso? Forse è venuto fin qua, ha fatto tanto viaggio, perché ha sentito il messaggio: pace agli uomini di buona volontà.
Qui la domanda riguarda l’ inclusione. Chi può entrare nel presepe. Chi viene riconosciuto come destinatario del messaggio di pace. L’ arrivo del pellerossa rompe l’ immagine chiusa del presepe tradizionale e rende esplicito che la parola“ pace” non ha senso se non comprende anche chi è percepito come diverso. Queste poesie mostrano come la letteratura non si limiti a illustrare un dogma. Utilizza la scena dell’ origine per interrogare la realtà sociale. Chi è accolto, chi viene lasciato ai margini, quali corpi e quali storie entrano nel quadro della festa e quali ne restano fuori. La natività diventa così anche un criterio per leggere criticamente il presente.
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