la comunità si confrontano con la propria trasformazione. Le assenze, i cambiamenti, le nascite e le perdite che hanno segnato il tempo tra una festa e l’ altra entrano in scena in modo implicito. La natività non è solo memoria di un’ origine remota. È anche occasione per misurare lo stato del legame presente. Ci si chiede chi siamo diventati, cosa abbiamo perso, cosa riusciamo ancora a mantenere.
La letteratura ovviamente dialoga con questo nucleo antropologico. La poesia italiana, per esempio, ha spesso usato il Natale e la natività come momenti in cui interrogare la condizione umana più che il dogma religioso. Un esempio noto è Natale di Giuseppe Ungaretti, scritta nel 1916. Non si tratta di una poesia devozionale, ma di una breve scena interiore che registra un bisogno di riposo e di raccoglimento.
Natale di Giuseppe Ungaretti Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade. Ho tanta stanchezza sulle spalle. Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata. Qui non si sente altro che il caldo buono. Sto con le quattro capriole di fumo del focolare.
In questi versi non compaiono presepi, angeli, pastori. Appare invece il desiderio di fermarsi, di sentirsi per un momento al riparo, lontani dalla confusione delle
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