fare) ma sull’ apertura verso l’ altro. Gesù entrò a Gerusalemme a dorso di un asino e non di un cavallo, com’ era tipico del tempo per una personalità importante o aristocratica. L’ asino simboleggia umiltà, pace, servizio e pazienza [ 5 ] esattamente quello che Gesù predicava al suo popolo. Egli non era un re sfarzoso o un guerriero venuto per portare giustizia attraverso la guerra ma un uomo per tanti e per altri il Messia che portava pace. La predicazione del Regno di Dio, che tanto suscitò indignazione alle autorità del tempo e che purtroppo ancora oggi sembra essere una“ favola” inventata tanto da suscitare scetticismo, si basa proprio sul concetto d’ amore, àgape o agàpe( in greco antico ἀγάπη, agápē, in latino caritas) significa amore disinteressato, immenso, smisurato. Egli esortava al cambiamento, alla conversione del cuore e delle proprie abitudini verso la propensione al prossimo non più soggetto ai giudizi e alle critiche ma all’ aiuto e alla comprensione.“ Amate i vostri nemici”, dice il vangelo di Luca, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano”( 6,27s). E Giovanni pone all’ inizio dei capitoli dell’ amore la lavanda dei piedi ed alla conclusione la morte di Gesù sulla croce. Di questo amore Gesù ci ha amato. Di questo amore ci ha reso capaci. Ora, la domanda che pongo a tutti coloro che mettono in dubbio questi avvenimenti che nel tempo si tramandano. Quale uomo, in un periodo storico-sociale, in cui la misericordia non rappresentava un valore da applicare quotidianamente bensì si tendeva a giudicare, a castigare e a mandare a morte; avrebbe predicato un messaggio talmente controcorrente e rivoluzionario affinché l’ uomo prendesse coscienza di sé per elevarsi a Dio? Quale uomo mai, consapevole dei rischi che correva predicando la conversione del cuore, avrebbe deciso di entrare a Gerusalemme e andare incontro alla morte?
“ Mi hanno odiato senza ragione”[ 6 ]. L’ abbandono, il rinnegamento, il tradimento da parte di alcuni discepoli non sono stati per Gesù impedimenti ad amare, situazioni che“ non gli hanno permesso di testimoniare l’ amore del Padre. Al contrario, sono proprio queste circostanze che gli hanno permesso di amarci“ fino alla fine”( 13,1). Personalmente credo che solo il Figlio di Dio, potesse tramite il suo esempio, farci comprendere che se anche nel mondo c’ è odio, non è mai troppo tardi per convertirsi e perdonare. E qualora, per far contenti coloro che invece non credono in Gesù Figlio di Dio, lo considerassimo semplicemente uno dei tanti predicatori del tempo, mi chiedo: perché la storia si ricorda solo di Lui? C’ è, secondo me da considerare, che anche se fosse stato solo un uomo, il suo messaggio rimane qualcosa di straordinariamente rivoluzionario nella vita di ogni singola persona perché amarsi gli uni con gli altri rappresenta la massima operativà umana che dovrebbe andare oltre ogni forma di odio, incomprensione ed ingiustizia. Il mio pensiero va al tragico conflitto tra Palestina ed Israele, luoghi di un significato particolare se li inseriamo in questa riflessione teologica alla vigilia della Pasqua cristiana e capisco più che mai l’ esortazione di Gesù Cristo verso il Padre affinché possa perdonare coloro che ancora oggi non sanno quel che fanno.
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