“ DOMENICO SCANDELLA DETTO MENOCCHIO: UN GIORDANO BRUNO DEL POPOLO” DI SILVIO VALDEVIT LOVRIHA
Pubblichiamo oggi una recensione che è anche un racconto potente: la storia di un uomo che ha pagato con la vita il diritto di usare la propria testa. Il parallelo tra la“ cultura alta” di Giordano Bruno e quella“ popolare” di Menocchio è il cuore pulsante del saggio di Carlo Ginzburg,“ Il formaggio e i vermi”, edito da Einaudi per la prima volta nel 1976.
L’ eretico“ MENOCCHIO come GIORDANO BRUNO
Rileggendo“ Il formaggio e i vermi” di Carlo Ginzburg, mi sono chiesto: perché non consigliarlo a chi ancora non lo conosce? Vediamo, dunque, cosa accadde in quei tempi lontani. I processi a Domenico Scandella( nato nel 1532 a Montereale Valcellina, ai piedi delle Prealpi Carniche) si svolsero nel Cinquecento, quasi in contemporanea con quelli di Giordano Bruno. Scandella, soprannominato“ Menocchio”, non era ricco ma nemmeno indigente: faceva il mugnaio, ma si occupava anche di carpenteria e lavori edili. Era una figura nota e stimata nel borgo, soprattutto perché— caso raro per l’ epoca tra i ceti popolari— sapeva leggere e scrivere, un’ abilità solitamente riservata ai nobili e all’ alto clero.
La rivoluzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg aveva permesso la circolazione dei libri e Menocchio, pur vivendo in un isolato centro rurale, era riuscito a leggerne alcuni clandestinamente. Il mulino, allora, era come l’ osteria: un luogo di incontro dove la gente chiacchierava in attesa della farina. Fu proprio lì che iniziarono i suoi guai. Nel 1583, quando aveva 51 anni, venne denunciato al Sant’ Uffizio per aver detto“ parole ereticali”. Si era ancora nel clima della Controriforma, dei libri proibiti e la Chiesa cercava di arginare con ogni mezzo le idee riformatrici che dilagavano in Europa. Le accuse erano pesanti: Menocchio parlava dell’ oppressione dei ricchi sui poveri, sosteneva che il latino venisse usato apposta per confondere il popolo
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