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BORDER-LINE: IDEOLOGIA E LIBERTÀ – A CURA DI CIPRIANO GENTILINO
Viviamo l’ esperienza attuale di un tempo che sta, ancora una volta per rompersi in un senso profondo e perturbante. Il tempo lineare del progresso, che dalla barbarie conduce verso la civiltà, dalla superstizione verso la ragione, dalla tirannia verso la libertà sembra puntare nuovamente all’ indietro. Intorno a noi le guerre non sono più fantasmi ma sono la realtà di una Europa che si trova tra una guerra che oppone gli Stati Uniti e Israele all’ Iran e ai Paesi del Golfo arabo e un’ altra tra l’ Ucraina e la Russia. Insieme alla guerra riemerge con forza la consapevolezza della fragilità di ogni ordine geopolitico che si illudeva di essere permanente. Tutto questo mentre in Italia, a pochi giorni dal 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, un referendum chiama i cittadini a difendere la Carta costituzionale da derive che molti avvertono come autoritarie. E negli Stati Uniti, immaginati come luogo emblematico della ideologia liberale, il pensiero MAGA ha smesso di essere un fenomeno di protesta marginale per diventare un potere con una ideologia egemone, capace di ridisegnare l’ immaginario collettivo di decine di milioni di persone. Di fronte a questi questi scenari può essere utile una riflessione comune su che cosa è ideologia e in che rapporto sta con la libertà? E che cosa resta, oggi, della promessa democratica? La parola ideologia ha una storia travagliata. Coniata da Destutt de Tracy alla fine del Settecento per designare la scienza delle idee, fu usata da Napoleone come insulto verso gli intellettuali disincarnati, poi fu radicalizzata da Marx nella celebre formulazione della Deutsch Ideologie: la coscienza come riflesso delle condizioni materiali di produzione, come falsa coscienza che maschera i rapporti di forza. Da quel momento, il termine oscillò continuamente tra descrizione e condanna, tra strumento analitico e arma polemica. Tuttavia limitarsi alla critica marxiana sarebbe insufficiente. Antonio Gramsci infatti, nelle sue elaborazioni carcerarie, compì un passo ulteriore e decisivo: l’ ideologia non è soltanto inganno delle classi dominanti, ma il terreno stesso su cui si combatte la lotta per l’ egemonia culturale. Le ideologie sono visioni del mondo che organizzano il consenso, costruiscono identità collettive, danno senso al sacrificio e alla solidarietà. In questo senso, ogni movimento politico— anche quello che si proclama anti-ideologico è portatore di una propria ideologia, spesso tanto più potente quanto più si nega come tale. Hannah Arendt, nelle sue Origini del totalitarismo( 1951), identificò nelle ideologie totalitarie del Novecento una struttura peculiare: la pretesa di spiegare tutto, di trasformare la storia in un processo necessario guidato da una legge ferrea come la
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