Resistenza e Cambiamento. Un Sindacato Umano per difendere la Specie. Resistenza e Cambiamento. | Page 53

per cento costituito dalle elite transnazionali) di stravolgere i rapporti sociali aumentando l’ingiustizia e portando il pianeta alle soglie del collasso! Piuttosto bisogna incominciare a mettere in discussione questa folle idea che la crescita e lo Sviluppo siano l’unico orizzonte possibile e desiderabile del nost ro modo di vita. Bisognerà pur ammettere, checché ne dicano i tecnocrati, i padroni e i sindacalisti, che il lavoro, oltre un certo limite, non crea né ricchezza né felicità, bensì impoverimento e sofferenza, bruttura e stupidità, stress e inquinamento. Alla perversione dei nazisti, che scrivevano “il lavoro rende liberi” proprio all’ingresso dei campi di sterminio, dovremo opporre la filosofia degli antichi che consideravano l’otium una condizione indispensabile per lo sviluppo delle più alte qualità umane. Ma basterebbe anche soltanto riscoprire la saggezza popolare, secondo cui il lavoro è fatica, o magari prendere sul serio le parole di un Papa che, nel tentativo di contrastare la religione alternativa del progresso, insiste nel ricordarci che l’Uomo non è fatto per il lavoro ma semmai è il lavoro che deve servire all’uomo. Mettere in discussione il dogma del lavoro è il primo passo per prendere coscienza del processo di disumanizzazione insito nell’organizzazione tecnoburocratica della società, per contestare la dittatura dell’economia sulla vita quotidiana, per mettere i bastoni fra le rotelle della Megamacchina che fa girare senza senso la civiltà capitalista globale. Molti dei problemi che affliggono la nostra società potrebbero essere affrontati e risolti semplicemente con una drastica riduzione dell’orario di lavoro a quattro o cinque ore: la disoccupazione sparirebbe; diminuirebbero le differenze di reddito, lo stress e l’inquinamento; ci sarebbe più tempo per coltivare le relazioni sociali, la convivialità, l’arte, la cultura e la cura dello spirito. Naturalmente a patto che il tempo reso libero dal lavoro salariato fosse al contempo liberato dagli obblighi del consumo e dell’intrattenimento. Perché l’overdose di lavoro non è solo il frutto dell’organizzazione e del dominio capitalista ma è anche il risultato di una perversione umana: l’horror vacui, l’avidità, la volontà di potenza sono la molla che spinge il singolo alla competizione, all’emulazione, alla follia produttiva, trasformando la sua intelligenza e la sua abilità in energia distruttiva e 52